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Il calcio delle persone comuni
Il calcio per raccontare la vita e le vicende di un gruppo di amici, il campo come ora di libertà e svago dalla monotonia e dalle difficoltà della vita.
Ma non è il pallone plurimilionario della serie A ad essere al centro del film di Lucini, bensì quello dei campi di calcetto sparsi nelle periferie delle grandi città; quelli, per intenderci, dove chiunque può sentirsi Maradona – o Pelè, dipende dalle scuole di pensiero – dopo una giocata riuscita.
La squadra è composta da sette elementi, ognuno con le proprie caratteristiche, che non a caso sono le stesse che mostrano nella vita di tutti i giorni; il goleador, il mediano alla Oriali, il fantasista, lo 'spaccacaviglie”, il Venezia, il metodista puntiglioso e il Mina. Sul campo, e negli spogliatoi, portano non solo la voglia di vincere, ma anche tutti i problemi, le paure, le ansie che la vita ha loro riservato: chi fa di tutto pur di continuare a segnare, ricorrendo anche a sostanze non del tutto lecite, chi vede la propria vita matrimoniale spegnersi sotto i colpi della routine quotidiana, chi scopre da un giorno all'altro che diventerà papà, chi ha tradito un amico e non trova il coraggio per confessarlo.
Non saranno solo loro i protagonisti, perché le donne avranno una parte rilevante nella storia, forse più di quanto possa sembrare a prima vista. Le vicende dei componenti della squadra procedono lungo un proprio binario, ma in varie occasioni si incontrano, si sfiorano e a volte si scontrano generando un tourbillon di avvenimenti e situazioni che tutti cercheranno, ognuno a suo modo, di risolvere.
Una metafora che ha fatto centro
Amore, bugie e calcetto è una ventata fresca di ironia, divertente, spassosa; ma a tratti diventa una brezza fredda, reale, aspra e, in alcuni frangenti, malinconica. Una commedia amara. Perché è vero che il tutto è tenuto insieme da una sceneggiatura (molto bravo Bonifacci a intrecciare le storie in modo naturale) che si rifà senza alcun dubbio alla commedia, ma è altrettanto vero che la scrittura e la regia del film sciolgono spesso la comicità in un bicchiere di amaro realismo: Lucini, insomma, si presenta con un'opera davvero ben girata, allontanandosi dal generazionale Tre metri sopra il cielo.
Così il racconto esce dal campo di calcetto per trasferirsi nella ben più difficile partita della vita di tutti i giorni, in cui i problemi non sono sbagliare un gol, lisciare una palla, subire un tunnel, ma tradire un'amicizia, decidere se tenere o meno un bambino, cercare di salvare un matrimonio.
È in questo contesto che si inseriscono tutti gli altri soggetti della storia: mogli, compagne e figli dei membri della squadra. Grazie ai suoi personaggi (bravissimi tutti gli attori; da un sempre più credibile Bisio/attore, a una tanto ironica quanto amara Angela Finocchiaro, fino alla coppia sul punto di scoppiare ben interpretata da Filippo Nigri e Claudia Pandolfi), Lucini riesce a proporre sullo schermo le generazioni dai 25 ai 55 anni della nostra Italia, lasciando allo spettatore la sensazione di ritrovare nei personaggi della storia persone conosciute (il proprio compagno, un'amica, un collega), se non addirittura di rivedere sé stessi.
A tessere le fila della storia è il narratore ufficioso del campionato, che regala la cronaca delle partite – e delle vite – nello stile poetico dei grandi cronisti del giornalismo che fu, il Mina (Giuseppe Battiston), il saggio del gruppo sempre pronto a offrire consigli semplici e sinceri ai suoi amici.
Buone idee ben messe in pratica
Senza dubbio una commedia divertente e mai banale. Regala battute in quantità ma non manca di far riflettere, in alcuni frangenti. Regia e sceneggiatura, davvero ben concepite, sono supportate da un cast eterogeneo e all'altezza della situazione. Forse il finale un po' scontato – pur lasciando aperti i "se" e i "ma" del caso – rappresenta l'unico neo; ma si sa, in tempi di inflazione alle stelle come questi qualche saldo non può certo far male, anzi!
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"Pur essendo un film italianissimo, 'Amore, bugie & calcetto' assomiglia a certe commedie americane che non passeranno alla storia, e però ti intrattengono per buon ritmo e simpatia. A cominciare dall'idea di assumere a protagonisti i compagni di una squadra amatoriale di calcetto, spunto realizzato con gustosa veridicità di ambientazione in quanto sia il regista Luca Lucini che lo sceneggiatore Fabio Bonifacci ne sono giocatori abituali. Fra un tiro mancato e una parata emerge la trama dei crucci esistenziali di Claudio Bisio, 50enne ossessionato dall'età e in via di divorzio dall'ironica Angela Finocchiaro. Quel gruppetto affiatato rispecchia il problematico quotidiano di molti." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 4 aprile 2008) "Nei film generazionali scritti e/o diretti da Enzo Monteleone, ci sono storia, idee e calcio. Luca Lucini si accontenta invece di 'Amore, bugie & calcetto' e lo fa dignitosamente. Parte dal romanzo di Fabio Bonifacci che si volge a Bologna, e lo trasloca a Trieste, dove la locale Film Commission è generosa, senza che agli attori adeguino la dizione. Dei dintorni c'è solo Giuseppe Battiston, ma è un caso: 'Uno su due' e 'Giorni e nuvole' si svolgevano a Genova, ma il suo accento era più o meno quello. (...) La morale sarebbe quella evocata dal personaggio di Battiston, aedo del gruppo, citando una frase attribuita al vero triestino - per una volta! - Nereo Rocco: ' Come sei in campo, sei nella vita'. Suona bene, ma poi ognuno prende le misure all'altro senza prenderne le distanze. E senza prender il treno, come nei 'Vitelloni' senza ritorno. Ma la Film Commission avrebbe gradito?" (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 4 aprile 2008) "Gioca una bella partita, Luca Lucini, con 'Amore, bugie & calcetto'. Storia di 7 uomini di età, classe sociale e caratteri diversi che, ogni giovedì, fuggono dalla quotidianità, per godersi un'ora di battaglia primordiale: giocano a calcetto. Ma lo sport è solo un pretesto per il regista, che arbitra con sincerità e slancio una commedia corale in cui mette a fuoco anche le donne (l'ex moglie-Angela Finocchiaro e la mamma stressata-Claudia Pandolfi) per ragionare sull'umana incompiutezza. Lucini ci ha già detto che l'uomo perfetto non esiste, ora però aggiunge che lui, questa imperfezione, la ama da morire. Anche se con ironia. Anch'essa irrinunciabile come il calcetto, l'amore e certe commedie corali." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 4 aprile 2008) "Complicazioni, tradimenti, divorzio (rientrato), aborto (cancellato), manager cinico, tabagista soprappeso, pannolini, storie ordinarie-straordinarie risolte con furbi sentimenti da fiction. Ma attori bravi: è ottimo Filippo Nigro, che fa il casalingo inquieto iperfantozziano, giusta la Pandolfi, simpatico Bisio, buffo Battiston. E la Finocchiaro si vorrebbe ci fosse sempre: è spiritosa e fa intuire satire occulte. Solo che il film rischia, forse non intenzionalmente, di essere irretito in un'odiosa campagna politica, un usa e getta elettorale anti abortista." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 4 aprile 2008) "Girata a Trieste (quasi irriconoscibile, salvo due o tre inquadrature sul porto), una commedia dolceamara lodevolmente priva di volgarità, ma anche senza quella punta di ferocia che sarebbe necessaria per ritrarre la realtà italiana d'oggi. Qui, al solito, siamo tutti brava gente; qualcuno si rivela un po' più furbetto, puttaniere magari, millantatore: però l'indulgenza alla fine è plenaria. Un po' come negli sceneggiati televisivi, ai quali rimanda anche un linguaggio minimalista, al di sotto delle possibilità registiche di Lucini. Più che al gioco di squadra, il cast si affida alla comprovata simpatia dei singoli attori." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 4 aprile 2008)
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