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"Lasciando perdere la storia d'amore, che a tratti assume i toni imbarazzanti del comico involontario, qualcuno ci dovrebbe spiegare l'utilità di questo tipo di film: dove una regia anodina (nel caso di Martin Campbell, yes-man per '007' e 'Zorro') porta lo spettatore a spasso fra le steppe, piogge e nevi spalmando sullo schermo implacabili tramonti fiammeggianti da depliant per agenzie turistiche. Un'utilità, a dire il vero ci sarebbe: 'Amore senza confini' partecipa all'iniziativa dell'Onu 'Latte per la vita' e, per ogni biglietto venduto, un euro sarà destinato all'acquisto del prezioso alimento per i bambini africani. Ma - a maggior ragione - iniziative così meritorie non andrebbero abbinate a buoni film?" (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 febbraio 2004) "Non si copre un brutto film con una bella bandiera. Tanto di cappello all'iniziativa umanitaria legata ad 'Amore senza confini', ma dopo aver messo la mano al portafoglio trasferiamola sul cuore e diciamoci pure che questa pellicola di Martin Campbell non è all'altezza del nobile assunto. (...) Si passa fra orrori e pericoli dall'Africa alla Cambogia e infine alla Cecenia straziata dalla guerra. Nei periodici ritorni a Londra la volatile protagonista si sposa e fa un figlio, un' altra figlia la farà fuori di pignatta. Finale patetico con Clive che guarda la sua bambina mentre al pianoforte suona il 'Sogno' di Schumann." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 7 febbraio 2004)
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