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Amore, Bugie & Calcetto - l'Abc Della Vita Moderna Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-04-04 11:30:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Il calcetto come escamotage socio-antropologico: è il pallone a legare le storie di persone differenti per sesso, età ed estrazione sociale, sul campo della commedia. Dopo Tre metri sopra il cielo e L'uomo perfetto, Luca Lucini sceglie di giocare a Trieste il suo Amore, bugie e calcetto, prodotto da Cattleya per Warner Bros. Italia, con un budget di 4 milioni di euro. Film corale sulla quotidianità di uomini e donne di tre generazioni diverse (20enni, 30enni, 50enni) tra piccole gioie, grandi stress ed eccessi abituali, il Leitmotiv, secondo il regista milanese, è "la metafora del "fuori ruolo": tutti vorrebbero cambiare posizione sul campo della vita". Per mettere in scena questa nostrana comédie humaine, un cast "all-star": Claudio Bisio nei panni del ragazzo 50enne Vittorio, separato da Diana (Angela Finocchiaro) e diviso tra la fabbrichetta e la giovanissima amante Viola (Chiara Mastalli), ex del figlio Adam (Andrea Bosca); Claudia Pandolfi e Filippo Nigro, ovvero la coppia Silvia e Lele, con un matrimonio arrivato al capolinea; Giuseppe Battiston aka il Mina, giornalista e voce critica del gruppo, che entra in campo solo per tirare le punizioni; Andrea De Rosa con la riga da parte di Piero il "Precisetti", schematico programmatore, della sua e della vita della fidanzata Marina Rocco; Max Mazzotta (il Venezia, sagace ma incompreso) e Pietro Sermonti (Filippo, rampante e cinico, fuori e dentro il campo). A brillare su tutti, è la Finocchiaro, cardiologa dalla battuta sagace e fulminea, chiamata a soccorrere Vittorio per un “colpetto” causato da doping e viagra: “Ma voi uomini volete sempre vincere? Non si può pareggiare qualche volta?". Tra analisi delle dinamiche di coppia, ansie da prestazione varie, problemi di cuore e futuro incerto, Lucini riesce a smarcarsi dalle logiche della pura evasione per mandare in gol la vita e l’amore, e dribblare il buonismo (cfr. la titolarità della paternità…). Nel campionato cinematografico italiano, Amore, bugie e calcetto è un pareggio prezioso.

Copyright © Cinematografo 2008.

Scheda Film
Amore, bugie e calcetto
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-04-07 08:02:13
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Il calcio delle persone comuni

Il calcio per raccontare la vita e le vicende di un gruppo di amici, il campo come ora di libertà e svago dalla monotonia e dalle difficoltà della vita.

Ma non è il pallone plurimilionario della serie A ad essere al centro del film di Lucini, bensì quello dei campi di calcetto sparsi nelle periferie delle grandi città; quelli, per intenderci, dove chiunque può sentirsi Maradona – o Pelè, dipende dalle scuole di pensiero – dopo una giocata riuscita.

La squadra è composta da sette elementi, ognuno con le proprie caratteristiche, che non a caso sono le stesse che mostrano nella vita di tutti i giorni; il goleador, il mediano alla Oriali, il fantasista, lo 'spaccacaviglie”, il Venezia, il metodista puntiglioso e il Mina. Sul campo, e negli spogliatoi, portano non solo la voglia di vincere, ma anche tutti i problemi, le paure, le ansie che la vita ha loro riservato: chi fa di tutto pur di continuare a segnare, ricorrendo anche a sostanze non del tutto lecite, chi vede la propria vita matrimoniale spegnersi sotto i colpi della routine quotidiana, chi scopre da un giorno all'altro che diventerà papà, chi ha tradito un amico e non trova il coraggio per confessarlo.

Non saranno solo loro i protagonisti, perché le donne avranno una parte rilevante nella storia, forse più di quanto possa sembrare a prima vista. Le vicende dei componenti della squadra procedono lungo un proprio binario, ma in varie occasioni si incontrano, si sfiorano e a volte si scontrano generando un tourbillon di avvenimenti e situazioni che tutti cercheranno, ognuno a suo modo, di risolvere.

Una metafora che ha fatto centro

Amore, bugie e calcetto è una ventata fresca di ironia, divertente, spassosa; ma a tratti diventa una brezza fredda, reale, aspra e, in alcuni frangenti, malinconica. Una commedia amara. Perché è vero che il tutto è tenuto insieme da una sceneggiatura (molto bravo Bonifacci a intrecciare le storie in modo naturale) che si rifà senza alcun dubbio alla commedia, ma è altrettanto vero che la scrittura e la regia del film sciolgono spesso la comicità in un bicchiere di amaro realismo: Lucini, insomma, si presenta con un'opera davvero ben girata, allontanandosi dal generazionale Tre metri sopra il cielo.

Così il racconto esce dal campo di calcetto per trasferirsi nella ben più difficile partita della vita di tutti i giorni, in cui i problemi non sono sbagliare un gol, lisciare una palla, subire un tunnel, ma tradire un'amicizia, decidere se tenere o meno un bambino, cercare di salvare un matrimonio.

È in questo contesto che si inseriscono tutti gli altri soggetti della storia: mogli, compagne e figli dei membri della squadra. Grazie ai suoi personaggi (bravissimi tutti gli attori; da un sempre più credibile Bisio/attore, a una tanto ironica quanto amara Angela Finocchiaro, fino alla coppia sul punto di scoppiare ben interpretata da Filippo Nigri e Claudia Pandolfi), Lucini riesce a proporre sullo schermo le generazioni dai 25 ai 55 anni della nostra Italia, lasciando allo spettatore la sensazione di ritrovare nei personaggi della storia persone conosciute (il proprio compagno, un'amica, un collega), se non addirittura di rivedere sé stessi.

A tessere le fila della storia è il narratore ufficioso del campionato, che regala la cronaca delle partite – e delle vite – nello stile poetico dei grandi cronisti del giornalismo che fu, il Mina (Giuseppe Battiston), il saggio del gruppo sempre pronto a offrire consigli semplici e sinceri ai suoi amici.

Buone idee ben messe in pratica

Senza dubbio una commedia divertente e mai banale. Regala battute in quantità ma non manca di far riflettere, in alcuni frangenti. Regia e sceneggiatura, davvero ben concepite, sono supportate da un cast eterogeneo e all'altezza della situazione. Forse il finale un po' scontato – pur lasciando aperti i "se" e i "ma" del caso – rappresenta l'unico neo; ma si sa, in tempi di inflazione alle stelle come questi qualche saldo non può certo far male, anzi!

Copyright © Spaziofilm.it 2008.



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