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"Meno volgare e demenziale dei precedenti film dei Farrelly ('Tutti pazzi per Mary'), 'Amore a prima svista' è una deliziosa commedia romantica venata di passione per il freak puro, stracolma di handicappati e con le necessarie concessioni al politicamente scorretto. Consolatorio per i sovrappeso e per gli eterni romantici". (Piera Detassis, 'Panorama', 10 gennaio 2002) "Quei furbacchioni dei registi di 'Tutti pazzi per Mary' riescono nell'impresa, ambigua per non dir odiosetta, di sfornare una commedia fintamente politically correct sulla tolleranza e i diritti dei 'diversi', ghignando al contempo alle loro spalle. Tanto più che anche in versione XXL la Paltrow è sempre lei, deformata dal trucco. In altre parole nessuna vera obesa 'contamina' la pellicola se non, di sfuggita, la sua controfigura. Bieca ipocrisia. Difatti gli obesi Usa si sono infuriati". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 aprile 2002) "I fratelli-registi Farrelly sono specialisti nei paradossi. E degli incassi ('Scemo e + Scemo', 'Tutti pazzi per Mary'). Il segreto qui è l'ipnosi che subisce un giovanotto: mentre crede di perseguire l'ideale della bellezza nella ricerca maniacale di donne esteticamente perfette, un guru della mente gli modifica la percezione. Grassoccio, rozzo e invadente, Hal ci porta a considerare senza troppe pretese l'arbitrarietà del concetto di bellezza e il bombardamento di orientamenti che subiamo". (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale, 12 aprile 2002) "Nota prima ancora di uscire perché ha come protagonista Gwyneth Paltrow grassissima, la nuova commedia di Peter e Bobby Farrelly, molto meno sarcastica e divertente di 'Tutti pazzi per Mary', presenta una sorpresa o forse una presa in giro (...) Peso a parte, il film centrato sull'attuale ossessione americana anti-obesità è così così, qualsiasi". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 12 aprile 2002) "Benché con 'Amore a prima svista' passino dalla commedia satirica a quella sentimentale, Bobby e Peter restano gli sporchi ragazzacci di prima: tutto l'umorismo del film è imperniato su obesi, tronchi umani e freak assortiti, ad onta della morale edificante dell'epilogo dove l'amore trionfa sul culto mediatico dell'apparire. La debolezza, invece, risiede nel punto di partenza, ovvero un'idea troppo esile per reggere sulla durata delle due ore senza replicare le stesse gag". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 aprile 2001) "I fratelli Farrelly, quelli di 'Tutti pazzi per Mary', i meno 'politically correct' del cinema americano, tornano a prendersela con una delle categorie meno protette, gli obesi, che si sono ampiamente risentiti in un paese sovrappeso come l'America, in 'Amore a prima svista'. In cui la trovata è di ingrassare fino a 130 chili, con protesi di silicone, l'esile scespiriana Gwyneth Paltrow. (...) Quasi tutto in soggettiva il film evita le grossolane occasioni comiche da luna park che erano però l'unica risorsa, finendo in rosa buonista confetto, con un sospetto di volontariato romantico che mette in dubbio il cinismo degli autori". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 13 aprile 2002) "Misoginia spensierata, due o tre riuscite battute anali, deformità congenite, reali e da reparto-trucco, con ostentata naturalezza, uno strip della Paltrow o della sua controfigura, i passi di danza di Black per una commedia bifida e slavata. Le squadre di guastatori di 'Tutti pazzi per Mary' e di 'Io, me & Irene' sono perdute". (Enrico Magrelli, 'Film Tv', 16 aprile 2002) "'Amore a prima svista' è commediola divertente, anche se di gusto non proprio squisito dato che mette in scena dei portatori di handicap, e direi senza pudore. Pare tuttavia che questi scherzi pesanti piacciano ai minorenni ai quali guardano i due fratelli Farrelly che, di sé, dicono: 'Con noi la gente se la ride e, alla fine del nostro film, si sente meglio'. E' proprio vero che nel cinema c'è posto per tutto". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 12 aprile 2002)
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