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"Sogni storpiati con la 'z', canta questa feroce, inquietante parodia dei media, dei grandi fratelli, dei sogni al silicone, della tv che regala scampoli di fama (Warhol, il primo Kazan, 'Ed tv'). (...) C'è di tutto, di più e di troppo in questa satira attuale sulla mala-tv che usa e getta strani tipi sul video: non gradito in patria (ridere sui terroristi), rimbalza in Europa a distanza grottesca e funziona. Divertente, solo qua e là un po' datato nello stile, il film di Paul Weitz, il regista della serie pop 'American Pie', scoppietta di un cinismo ottimamente reso da Dennis Quaid, presidente tragicamente ridicolo depresso, e dal bravissimo conduttore trash Hugh Grant." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 giugno 2006) "Per molti spettatori il gioco di 'American Dreamz' varrà la candela dello spettacolo. De gustibus... A noi il film di Paul Weitz ('In Good Company', 'About a Boy') sembra l'ennesimo, freddo e meccanico pamphlet sulla cattiva televisione e sulla cattiva America, che cerca di nobilitare con piglio alquanto sgangherato il discutibile genere incarnato dai vari 'American Pie' o 'Scuola di polizia'. Una volta ammirata la spregiudicatezza con la quale Hollywood prende di petto i miti nazionali, infatti, resta ben poco; o meglio restano gli scampoli di una commedia parodico-politica che mette troppa carne al fuoco e finisce con il ricavarne solo una moraletta usa-e-getta. (...) Gli echi di 'Quinto potere', 'Truman Show', 'Ed tv' e chi più ne ha più ne metta si sprecano, ma il film ansima, si ripete, diverte solo a tratti, ricorre a un facile stile pop e anche sul versante del cinismo se la cava con quello delle barzellette. 'American Dreamz' risulta, in fondo, un saggio di cinema granguignolesco, estratto con malagrazia da un immaginario collettivo talmente presente nelle nostre vite da rendere impraticabile l'indispensabile trasfigurazione stilistica. Per deprecare la tv spazzatura, i deliri del presenzialismo al silicone e la vittoria nelle guerre all'audience o al terrorismo, ci sarebbe voluto il talento di un cineasta alla John Landis, più geniale che eversivo e più satirico che comico." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 10 giugno 2006)
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