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"Di uno sterminio morale sono vittime anche i protagonisti della commedia di David Mamet 'American Buffalo'. Sceneggiato dallo stesso Mamet - che ha adattato al taglio, ai ritmi e alle scansioni del cinema i toni e i tempi della pièce teatrale -, diretto da Michael Corrente - che ha interpretato egregiamente questa trasposizione -, 'American Buffalo' è una metafora sulla sindrome dell'escluso, sull'inganno, sul raggiro, sul plagio esercitati nelle forme più subdole. Rese ancora più sordide e abiette dalla miseria morale che le determina". (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 16 luglio 1997) "Come il solito, il teatro di Mamet è la combinazione di un puntiglioso microrealismo plebeo e di una tecnica allusiva (più che simbolica) che spinge il testo verso l'astrazione e che esige una raffinata 'mala fede': lo scrittore finge di dire e non dice oppure finge di non dire e dice. L'ambientazione 'bassa' dei suoi copioni comporta il ricorso al turpiloquio, nel quale Mamet fa figura di maestro. Guido Almansi lo definisce 'un cantore della bestemmia e dell'invettiva'. Il suo motto potrebbe essere 'Turpiloquor, ergo sum'. Come accorgersene, però, se nella traduzione italiana il testo è stato passato in candeggina e se l'orchestrazione linguistica delle parolacce si disperde nella nostra lingua?" (Morando Morandini, 'Il giorno', 18 giugno 1997) "In un film ristretto a tre soli personaggi e negli angusti spazi di un negozio ingorgato di cianfrusaglie, la regia di Michael Corrente, al suo secondo film dopo il forse sopravvalutato 'Federal Hill', ma di formazione ed esperienze tutte teatrali non si scosta dagli schemi convenzionali delle play teatrali riportate sul set e non si concede arditezze tecniche, tanto meno graffianti trasparenze metaforiche alla Robert Altman. Ma American Buffalo ha due rimarchevoli atout a proprio vantaggio, il testo di David Mamet e l'interpretazione di Dustin Hoffman". (Alberto Pesce, 'Il Giornale di Brescia', 15 giugno 1997)
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