"Di fatto, 'All'amore assente' è la storia di un'ossessione e di un'identificazione girata con uno stile che vorrebbe essere 'alla Antonioni', con dialoghi rarefatti e un'ambientazione emiliana molto astratta, che cerca in giro per Bologna gli spazi metafisici che Antonioni, nell'Eclisse, aveva trovato all'Eur di Roma. In sovrappiù, c'è una svolta gay nella trama, un sottotesto da outing omosessuale nel quale lo spunto politico sembra sparire. 'All'amore assente' poteva essere una parabola sull'ambiguità della politica; diventa strada facendo un'altra cosa, meno interessante." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 4 aprile 2008)
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