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Dalle note di regia: Nel mese di maggio (1993) bombe della mafia erano esplose il 14 a Roma in Via Fauro e il 27 a Firenze presso gli Uffizi, in via dei Georgofili. Il 27 luglio a Milano in via Palestro e a Roma, a San Giovanni in Laterano e a San Giorgio al Velabro, ci furono altre esplosioni. La mafia aveva risposto così alla richiesta fatta da Giovanni Paolo II durante la sua visita ad Agrigento: "Convertitevi! Un giorno verra il giudizio di Dio!" "Il film non esce dai terreni battuti della rievocazione catartica, della commozione, del contributo alla memoria. Doveroso, certo, ma in tv, mentre a un film oggi bisogna chiedere di più e forse di meno. Meno musica, usata per smussare i momenti più aspri. Meno sorrisi. Meno convenzioni. Meno sconti sulla realta insomma, e ancora più coraggio. In senso espressivo oltre che civile." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 gennaio 2005) "Eravamo in molti ad aver dimenticato questo 'eroe non-eroe' fino a quando lo abbiamo riscoperto nel ritratto fraterno che ne fa Luca Zingaretti: un attore alla Gian Maria Volonte, totalmente immerso, antiretorico, sincerista. (...) Il racconto riassume due anni di tragica esperienza pastorale: restituito alle strade della sua infanzia, don Pino si trova davanti lo spettacolo della chiesa vuota, proprio come il prete di Bergman in 'Luci d'inverno', e decide che i parrocchiani se li andra a cercare. Senza tonaca, con scoppola e maglione, gironzola in bici, osserva, si informa e invita i ragazzi sbandati a venire a giocare in parrocchia. Strumento infallibile di catechesi, il pallone diventa un pretesto per insegnare che bisogna comportarsi secondo le regole. Il sacerdote rifiuta la bustarella della corruzione e presta il suo aiuto dove può, fa lezione, insegna come si leggono i giornali, guida la processione di San Gaetano contro il banchetto spendaccione dei potenti, raccoglie firme. Ma di fronte ai caroselli dei picciotti in motoretta giubilanti per l'eccidio di Giovanni Falcone e la sua scorta, non esita a denunciare dal pulpito gli assassini invitandoli a uscire allo scoperto. Come risposte si susseguono un incendio doloso, una brutale aggressione in casa e infine un'esecuzione sommaria tanto ineluttabile che il regista, con ispirata finezza, non sente il bisogno di banalizzarla facendo risuonare gli spari. E se per paura la gente chiude le imposte e transita davanti al cadavere come se non ci fosse, i bambini accorrono a ingentilire il feretro con i loro giocattoli. Triste? Più triste ancora e apprendere che dopo 12 anni al Brancaccio niente e cambiato." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 22 gennaio 2005) "Roberto Faenza ha girato un bellissimo film pieno di civilta e affetti su don Puglisi, un prete che combatte per la luce contro l'ombra e viene assassinato dalla mafia perche invade la sua zona di influenza presso i ragazzi fuori di Palermo, manovalanza di malavita. 'Alla luce del sole' si intitola non a caso la biografia piena di passione e di sentimento che testimonia un cinema utile in una societa in cui ci sentiamo a volte tutti abbandonati. Stile secco, senza manierismi, con un ottimo, introverso, misurato Luca Zingaretti, esule da Montalbano: uno di quei personaggi impotenti nella Storia cui Faenza, indagando il reale, offre il riscatto di un vibrante identikit che ci riporta al cinema italiano alla Rosi, di tempi migliori." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 gennaio 2005)
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