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Nel passaggio dalla regia teatrale a quella cinematografica, Chiti mostra una certa abilità di impaginazione corale: ben fotografato e montato, Albergo Roma sfodera perfino qualche raffinata intuizione visiva, come quel prete con la mantella nera gonfiata dal vento che s'inerpica per il paesino, simile a un'ombra minacciosa. Intonata al tono tra il grottesco e l'amaro la prova dell'assortita compagnia di interpreti: tutti bravi (da Lucia Poli a Claudio Bisio, da Roberto Posse ad Alessandro Benvenuti, da Laura Trotter a Caprioglio a Patrizia Corti: impossibile citarli tutti) con l'eccezione dell'incongruo Tcheky Karyo nei panni del torvo federale fascista che si porta dietro una valigia "al sangue". (L'Unità, Michele Anselmi, 29/9/96) Chiti si fa allegramente beffe dei vizi privati e delle pubbliche virtù dell'Italietta fascista - che ovviamente ha non pochi lati in comune con tempi più recenti - e dirige una commedia piacevole, ironica, curata (i costumi sono di Gabriella Pescucci, gli ambienti di Eugenio Liverani), ottimamente interpretato da un cast, che si diverte al gioco collettivo di questo ritratto di provincia in nero: da Alessandro Benvenuti a Claudio Bisio, da Carlo Monni a Roberto Posse, da Debora Caprioglio (deliziosa) a Lucia Poli (magistrale). (La Repubblica, Irene Bignardi, 29/9/96)
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