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"Film ambizioso e spesso sbilenco, questo di Verdone, pił convincente come regista, almeno per taluni passaggi indovinati, che come attore o cosceneggiatore. Il dover toccare i delicati tasti della commedia psicologicosentimentale, con ampie escursioni nel patetico, e nello stesso tempo dover accontentare gli spettatori che si aspettano le eterne gag tra il guitto e la macchietta, fa pił volte scadere il testo, con tratti di inutile quanto pesante, volgarita, come nella scenetta delle confidenze onanistiche che i due fratelli si scambiano nella casa al mare o nella canzone rap eseguita da Verdone durante la visita degli amici d'infanzia. Non che la caratterizzazione dei personaggi manchi di dettagli azzeccati, o che la trama non sia, pur nel deja vu della ricerca di una persona di famiglia "scomparsa", avvincente: il fatto e che il lato autobiografico della vicenda, (il padre importante ed assente, l'allontanarsi progressivo dei figli tra loro) che la dovrebbe far lievitare, viene diluito e reso piuttosto faticoso dal ritmo narrativo spesso lento e ridondante, con le accensioni improvvise tutte giocate sulla volgarita o sulla scabrosita delle situazioni. ("Segnalazioni cinematografiche", vol. 115, 1992) "[...] Parrebbe una storia intimista invece in 'Al lupo al lupo' e fortissima la presenza del costume sociale e la fotografia dell'oggi appare molto accurata. Nient'altro che realta anni Novanta: le notti folli in discoteca, l'entourage parruccone dei premi letterari, le combriccole marinaresche. Ma al di la della verita e varieta degli ambienti (si spazia con estrema disinvoltura dal mondo dell'elite intellettuale alle abitudini di massa), va registrato il perfetto incastro delle tre personalita dei protagonisti, anch'esso in controluce, sintomatico dei tempi. Verdone si cimenta in uno dei suoi soliti caratteri e da vita a un perfetto ragazzone perennemente in vena di scherzi. [...] Eccellente Rubini e brava la Neri, finalmente disinvolta." (Cr. Jandelli, "La Nazione", 20 dicembre 1992).
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