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"Piccoli film non crescono. Dove non riesce Pino Quartullo, fallisce anche un Fulvio Ottaviano con 'Abbiamo solo fatto l'amore'. La sua trovata è ambientare il suo racconto in treno, idea già venuta a qualche decina di registi, con la variante di scegliere come protagonisti non due passeggeri, ma due camerieri (Daniele Liotti, Valerio Mastandrea) del vagone ristorante (?). Nel 1942 di 'Quattro passi fra le nuvole' di Alessandro Blasetti, il dramma era della ragazza-madre; oggi la grana è del ragazzo-padre, però lo spunto resta sempre quello. A differenza del cinema americano, in quello italiano succedono cose verosimili anche troppo. L'inventiva scarseggia e non ci sono dialoghi abbastanza brillanti per sollevare queste storielle esili. Non è un'idea molto nuova, né molto comica riempire dieci fiale per test di gravidanza bisogna pur essere sicuri - su un tavolo del vagone-ristorante e lasciare in giro il contenitore del liquido, destinato a finire come ingrediente degli spaghetti aglio-urina-peperoncino". (Maurizio Cabona, 'Il giornale', 20 marzo 1998) "Rispetto all'opera d'esordio dunque, qualche ambiguità sfuma, lasciandosi alle spalle ingannevoli sperimentalismi, ambizioni sociologiche evocazioni alternative: 'Abbiamo solo fatto l'amore' svela inclinazioni alla commedia più sentite e congeniali, più soavi e disimpegnate, trasformando la sua stessa fragilità espressiva in piccola virtù. Film corale con un manipolo d'attori emergentissimi. Rinforzano le fila di questa apoteosi giovanilista le buone prove di Valerio Mastandrea, ormai archetipo di giovanotto candido e simpaticamente problematico, Iaia Forte nelle vesti di guest star, Francesco Siciliano e Chantal Ughi. Ritmato come le strip d'un fumetto, incline a gag facili facili, polemicamente anti-intellettualistico, il film, lungi dal fare tendenza, si ritaglia tuttavia una nicchia tra i neo-commedianti dell'ultima leva, tristemente spensierati, allegramente malinconici, più offensivi che innovativi". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 18 marzo 1998)
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