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À l'Origine Recensione

"À l'Origine" recensioni

Scheda Film
À l'Origine
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-05-27 04:29:24
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"'A l' origine' ('In principio') di Xavier Giannoli (...) racconta la storia vera di un imbroglione (l'ottimo François Cluzet) che finisce contagiato dalle aspettative di tutta una citta in attesa di risollevarsi dalla crisi grazie alla ripresa dei lavori pubblici per un'autostrada. E che diventera, per merito anche alle proprie qualita truffaldine, «l'uomo della provvidenza» capace di riportare la prosperita economica." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 22 maggio 2009) "Di sicuro 'A l'origine', ispirato a un fatto realmente accaduto e interpretato da un sommesso, toccante François Cluzet (accanto a lui Emmanuelle Devos, indovinata come sempre, e Gerard Derpardieu nel piccolo ruolo di un losco trafficante), ha impressionato favorevolmente la platea dei critici, che gli hanno tributato un lungo applauso. Storia di fiducia, speranza e disoccupazione, un realismo che può ricordare il cinema sociale dei Dardenne, la desolazione della provincia flagellata da pioggia e mancanza di lavoro, un uomo da poco che scopre valori importanti: il film e tutto questo e, detto in due parole, racconta la storia di un truffatore di mezza tacca che costruisce un'autostrada." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 22 maggio 2009) "'A l'origine' ('All'inizio') e firmato dal giovane Xavier Giannoli, lo stesso che tre anni fa si affacciò sul concorso di Cannes con il delizioso musicarello 'Quand j'etais chanteur' forte della magnifica interpretazione di Gerard Depardieu. Quest'anno il racconto si fa ancor più sentimentale, con la storia d'amore e menzogne del protagonista, un truffatore di mezza tacca che si finge ingegnere e si impossessa del cantiere di un'autostrada. Il gioco resta in piedi fino a quando l'uomo non incontra una donna, l'amore, e il bisogno di essere sincero, soprattutto con se stesso. Amato dai francesi, meno dagli osservatori stranieri, 'A l'origine' deve comunque fare i conti con gli altri due titoli nazionali: ovvero con il bellissimo 'Il profeta' di Jacques Audiard (al momento, ancora il favorito da molti per la Palma d'oro) e l'assai meno minaccioso 'Les Herbes Folles' di Alain Resnais." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 22 maggio 2009) "'A l'origine' si accoda, con personalita, alla linea del realismo concreto dei Dardenne, con un'attenzione alla fragilita e alla solitudine di personaggi sfortunati e simulatori che ricorda Cantet, qui anche per l'analogia al tema identita-lavoro di 'A tempo pieno'." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 22 maggio 2009) "'A l'origine' si svolge nella stessa zona del passo di Calais gia messa in commedia da 'Giù al nord', e come 'Un profeta' racconta una storia di illegalita. In modo speculare: Audiard usa la ragione come microcosmo della societa, Giannoli dimostra come le astuzie di un piccolo imbroglione possano far funzionare il capitalismo e il mercato del lavoro in maniera assai più fluida di quanto non accada rispettando le regole." (Alberto Crespi, 'L'Unita', 22 maggio 2009) "La cinepresa sta addosso ai personaggi (un po' come nel cinema dei fratelli Dardenne); ma Giannoli supera anche questo, realizzando alcune sequenze "epiche" di bulldozer a grandi macchine al lavoro come non se ne vedevano da tempo. Se risentiremo parlare del film la sera dei palmares, non ce ne meraviglieremo affatto." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 22 maggio 2009)

Copyright © Cinematografo 2009.



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