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Un secolo di cartoni animati

Roma, 30 set. (Adnkronos) - Cento candeline sulla torta di compleanno per i cartoni animati. Un secolo fa, per la prima volta, faceva la sua comparsa la nuova 'arte' che sarebbe stata resa celebre, e praticamente immortale, da Walt Disney. Ma se il creatore di Topolino, Paperino, Biancaneve e Bambi può essere a ragione definito il papà dei cartoon, di sicuro il nonno dei disegni animati è il francese Emile Cohl, che nel 1907 proietta sul grande schermo il primo cartone animato, 'Fantasmagorie'.

Il suo vero nome è Emile Eugene Jean Louis Courtet, animatore, regista e sceneggiatore francese. Dalla sua matita, nel 1907, nasce il protagonista del primo cartone della storia, 'Fantoche', il fantoccio che qualche mese dopo si muove sul grande schermo. E' l'inizio di un'era. Dietro il fantoccio di Cohl c'è comunque una lunga storia di 'animazioni', frutto di secoli di scoperte e di studi sul movimento e sulla proiezione: dagli spettacoli di ombre dell'antico Egitto e della Cina alla lanterna magica di padre Kircher; dal 'fantascopio' di Robert al teatro ottico di Reynaud, senza dimenticare, ovviamente, il 'cinematografo' dei fratelli Lumiere.

Il disegno animato (termine che verrà presto scalzato da 'cartone animato' e poi, negli anni '40, dal più musicale 'cartoon'), però, è un'altra cosa. Si ottiene disegnando volta per volta le singole immagini, che vengono poi riprese cinematograficamente e fissate sulla pellicola. Così è stato per decenni fino all'avvento, negli anni '60, del computer che ha via via emarginato il metodo tradizionale e che oggi regna incontrastato sul mondo dei cartoon, come dimostrano i successi di critica e di pubblico dei giocattoli 'vivi' di Toy Story, dei mostri buoni di Monsters & Co., del pesciolino Nemo e dell'orco Shrek.

L'elenco degli eroi dei cartoni è lungo. Comincia nel 1917 con Felix il Gatto , ideato da Otto Messmer e disegnato da Pat Sullivan. Nero, agile e scattante, appunto, come un gatto, ma anche scaltro, che fa della mimica e di un forte surrealismo i suoi punti di forza. Quattro anni dopo è la volta del clown Ko-Ko, gettato nella mischia dalla Out of the Inkwell ('fuori dalla boccetta di inchiostro'), la casa di produzione fondata dai fratelli Max e Dave Fleischer. Per assistere ai primi trionfi dei cartoni animati, però, occorre attendere il 1928, quando Walter Elias Disney, futuro fondatore di Disneyland, fa esordire quello che per molti anni a venire sarà il re dei cartoni: Mickey Mouse. In 'Steambot Willie' Topolino è molto diverso da quello che avremmo conosciuto più in là, meno elegante nei tratti e ancora troppo 'spigoloso' rispetto alla fisionomia che avrebbe assunto nei disegni successivi.

Topolino nasce quasi per caso, comunque in tutta fretta: ci sono centinaia di metri di pellicola da sfornare per la casa cinematografica, ogni due settimane. E così sul foglio di carta appare un personaggio facile da tratteggiare: rotondo il viso e rotonde anche le orecchie, in modo tale da poter essere disegnato sempre allo stesso modo, in qualunque modo volti la testa. Gradualmente compaiono sulla scena altri personaggi a far compagnia a Topolino: Paperino e i suoi nipotini Qui, Quo, Qua, il cattivo per antonomasia Gambadilegno, l'inseparabile amico di mille avventure Pippo, il papero più ricco del mondo che si tuffa nelle sue monete d'oro, Zio Paperone, e tanti altri ancora. A sfidare Mickey Mouse arriva un marinaio dai muscoli d'acciaio (ma solo quando ingurgita una porzione di spinaci), con la pipa sempre in bocca e pazzamente innamorato della filiforme Olivia: è Braccio di Ferro , per gli americani Popeye, disegnato da Elzie Criler Segar e lanciato dai fratelli Fleischer.

Alla fine degli anni '30 un altro personaggio entra a far parte della hall of fame dei cartoon, la conturbante Betty Boop . Per disegnarla i fratelli Fleischer si ispirano alla cantante Helen Kane, molto in voga in quegli anni. Betty Boop è la Jessica Rabbit ante litteram: una bomba sexy, lontana dagli stereotipi disneyani e con un ancheggiare, considerato all'epoca al limite della decenza, per il quale viene richiesto persino l'intervento della censura.

Negli anni '40 i cartoni vengono 'ingaggiati' dal governo americano per fare propaganda bellica. Sono anni di crisi, tanto che nel 1941 Disney si vede costretto a licenziare molti dei disegnatori che lavorano per lui. Uno di loro, Stephen Bosustow, fonda la United Productions of America e dà vita a un altro gigante dei cartoni, il miopissimo, al limite della cecità, Mister Magoo , protagonista inconsapevole di mille peripezie proprio a causa della sua scarsissima vista. Intanto si fanno strada i personaggi disegnati da Tex Avery, maestro di Hanna e Barbera: tutti campioni di incassi al botteghino come il furbo e irritante coniglio Bugs Bunny , Speedy Gonzales, il topo (col sombrero) più veloce del mondo, lo sfortunatissimo Willy il Coyote che mai e poi mai riuscirà a catturare lo struzzo Bip-Bip. E poi Tom e Jerry , storia dell'eterno conflitto tra gatto e topo, e ancora Braccobaldo e l'orso Yoghi , sempre a caccia di cestini della merenda dei turisti che affolano il parco di Yellowstone.

Quando arrivano gli anni '60 irrompe sulla scena il computer, che prenderà via via sempre più piede, regalando agli amanti del genere avventure dagli straordinari effetti speciali, tridimensionali, molto lontani dagli anni pioneristici del cartone animato. Verso la fine degli anni '70 e per tutti gli anni '80 si fanno strada i cartoni made in Japan, decisamente più 'aggressivi' rispetto ai loro antenati. L'era dei Pokémon , strani animali mutanti che si sfidano in continuazione allenati da un ragazzo giapponese ma con i tratti somatici chiaramente europei (per ragioni di mercato), viene presto dimenticata quando i cartoni creati con il computer sferrano l'attacco finale: al cinema, oggi, il protagonista indiscusso è Shrek , l'orco dal cuore tenero, già arrivato al suo terzo film. Un successo 'fantasmagorico'.


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