Mer 30 Apr 18:03
INTERVISTA ALLA REGISTA VERA BELMONT
Qual è il suo rapporto con la realtà?
Belmont: Come in ogni libro o film c'è un misto di realtà e finzione. E' impensabile realizzare una pellicola di finzione senza che vengano apportate dei cambiamenti alla sua struttura narrativa, altrimenti avrei potuto fare un documentario. Non sapevo che Misha Defonseca (l'autrice del libro omonimo - ndr) avesse inventato di sana pianta la storia dei lupi, se non dopo l'uscita del film; tuttavia mentre leggevo il libro ho pensato che molti avvenimenti descritti all'interno fossero puramente immaginati. E' anche vero che a 25 anni l'autrice allevò realmente dei lupi, e tuttora vive in casa con tantissimi animali. Inoltre è bene tenere a mente che l'autrice ha scritto il libro ben sessant'anni dopo il corso degli eventi, per cui è plausibile che abbia mischiato verità e finzione anche per oscurare, con un tocco di inventiva, quegli anni orribili. Anch'io nel film ho aggiunto delle mie personali interpretazione, ed è giusto che sia così. Fa parte del processo creativo.
Cosa può dirci della bravissima bambina protagonista?
Belmont: Mathilde Goffart è straordinaria perché non sa di essere un'attrice. Sul set tutti avevano paura dei lupi, lei invece oltre ad abbracciarli li baciava come fossero suoi. Ricordo fece storie col padre perché voleva portarsene qualcuno a casa. Poi ai bambini non bisogna spiegare cosa fare: quando le facevo vedere cosa volevo da lei, mi imitava perfettamente mettendo sempre qualcosa di suo. Amo questa bambina perché non è né troppo carina, né brutta, un po' come Liv Ullmann in Viale del Tramonto. Ha un fascino e un magnetismo tutto suo, particolare.
Come mai ha scelto Emilie Simon per la colonna sonora?
Belmont: Mi ha affascinato quando ad un suo concerto la sentì emulare con la bocca i rumori di un ruscello. E' stato colpo di fulmine. Ho telefonato al suo agente e qualche giorno dopo abbiamo parlato di persona. Ha subito preso parte al progetto con grande entusiasmo, soprattutto dopo che le ho fatto vedere alcuni stralci della pellicola, si è commossa. Questo perché subentra l'identificazione.
C'è qualche esperienza simile che la accomuna alla storia?
Belmont: Anche io sono figlia di ebrei, ma ho avuto la fortuna di nascere in Francia, dove la gente era meno dura con noi rispetto alle popolazioni dell'est. Mio padre era russo e mia madre polacca. La vita di Misha Defonseca è stata molto più difficile di quanto non racconti il suo libro, nonostante abbia utilizzato tanta fantasia. Ho scelto la sua storia perché mi piaceva l'idea di raccontare, attraverso una favola, un evento così importante e toccante. E' un film sulla memoria, indirizzato a tutta la famiglia e soprattutto ai bambini. L'elemento dei lupi rappresenta l'aspetto poetico del film.
Circa la poesia, l'influenza di Truffaut è persistente...
Belmont: Ho lavorato tanto con Truffaut, in pratica ho iniziato con lui. La prima volta che sono stata a New York ero insieme a lui. Ricordo che un giorno, in albergo, andai a bussare alla sua porta per chiedergli se voleva cenare con me. Mi disse che aveva già ordinato. Allora gli chiesi se voleva fare un giro per la città, per visitare posti nuovi, vedere qualche mostra... Lui allora mi rispose di no, perché ce l'aveva già in testa. Quel giorno mangiai da sola. Le influenze sono sempre molto strane, ma la sua mi tocca particolarmente.
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