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Trama
"300". Non è semplicemente un numero e diventa straordinarimente evocativo se confrontato con un milione. Questo è il travolgente racconto dell'antica battaglia delle Termopili, nella quale trecento Spartani, guidati da Leonida, affrontarono la morte, pur di contrastare l'avanzata di Serse e dell'ingente esercito persiano. Il loro valore e il loro sacrificio spinsero tutte le città greche a unirsi contro l'invasore, per riconquistare l'indipendenza e la democrazia della civiltà di cui erano espressione. Un'avventura epica che parla della passione, del coraggio, della libertà e dello spirito di sacrificio dei guerrieri spartani, che combatterono una delle più grandi battaglie della storia. Lasciando un messaggio ai posteri, eterno.
Commento
Qualche mese prima del lancio definitivo di 300, la Warner catturò l'attenzione dei media attraverso un trailer, senza dubbio tra i migliori mai realizzati per la casa di distribuzione. Forniva in circa 1 minuto e 50 secondi di montaggio, un perfetto amalgama di azione e fantasia, una fotografia che esaltava l'impatto visivo del fumetto originale e tanto tanto sangue. Oggi 300 è una realtà alla pari di Sin City (altra Graphic Novel realizzata dal genio creativo di Frank Miller) che si appresta ad oltrepassare i confini cartacei grazie alla regia dell'astro nascente Zack Snyder (L'alba dei morti viventi).
300 è la ricostruzione in chiave mistica della lotta tra Persiani e Spartani nella battaglia delle Termopili. Si tratta di un fantasy a sfondo storico che racconta con sguardo irreale vicende realmente accadute, il tutto con l'inconfondibile impronta prosaica di Miller, su cui Snyder si è soffermato senza stravolgimenti di sorta. Cercare dell'attinenza storica è fuori luogo anche perchè la fedeltà al fumetto è pressoché totale. Alcune immagini sbalordiscono per la minuziosa ricostruzione fotografica, i colori accesi, vivi, ingigantiscono l'aura da mito per infondere un messaggio di coraggio, determinazione e sacrificio alla causa. Lo stile visivo altamente evocativo si sposa con una tecnica fotografica particolare, per cui, attraverso un procedimento denominato 'crush', viene intensificato il nero dell'immagine e accentuata la saturazione del colore per modificarne il contrasto. La narrazione, riprendendo l'epicità della messa in scena, si piega alla verbosità talvolta eccessiva, per poi essere totalmente ricoperta dall'intensità del sangue schizzato dai corpi martoriati, conformemente allo stile esagerato attraverso cui Miller ha sempre dato sfogo alle proprie frustrazioni.
La computer grafica degli sfondi si accompagna a una perfetta ricostruzione dei costumi, mediante la quale gli attori costruiscono i propri personaggi, mantenendo una compostezza mitologica. Gerard Butler (Leonida), insieme al resto del cast, convince pienamente. Gli unici motivi che potrebbero sottrarre lo spettatore a un totale coinvolgimento per l'intera durata della pellicola sono legati allo scarso interesse nei confronti del genere o all'eccessiva idealizzazione dell'autore del romanzo grafico. La colonna sonora curata e prodotta da Tyler Bates (già collaboratore di Snyder ne 'L'alba dei Morti Viventi”) si intona alla formidabile regia che enfatizza eroismo e sacrificio nelle scene più concitate e si placa nei monologhi dei protagonisti, creando sonorità adatte a trasmettere l'emotività che il regista intende comunicare. Infine, per quanto concerne il doppiaggio, si notano alcune imperfezioni nella traduzione dei dialoghi, per cui consiglio la visione in lingua originale sottotitolata in taliano, certamente meglio riuscita.
300 conserva tutte le premesse iniziali, giungendo nell'arena carico di furiosa rabbia. Grazie al talento di Snyder e alla collaborazione dello stesso Miller, il messaggio originale non viene snaturato, salvaguardando, così, un mercato troppo spesso in balia della commercializzazione fine a se stessa.
Citazione
Leonida: "Spartani! Questa sera ceneremo nell'Ade!"
Leonida: "Una nuova era è cominciata. Un'era di libertà. E tutti sapranno che 300 Spartani hanno dato la vita per difenderla!"
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"Trasferendo al cinema l'estetica della 'graphic novel', del romanzo a fumetti, come già fatto con la medesima lussureggiante profusione di mezzi per 'Sin City', degli autori di culto Frank Miller e Lynn Varley, il regista ha restituito a '300' la sua originaria ispirazione nata nel bambino Miller davanti al cinemascope di un filmone del '62 sull'epopea delle Termopili. (...) Sarà una gioia per gli appassionati bearsi della magnificenza visiva del film. Qui ci preme segnalarne il profilo ideologico. Da una parte gli spartani, uomini veri, dall'altra l'Oriente molle, effeminato e corrotto. Da qui a interpretare: da una parte i crociati della Civiltà, dall'altra la barbara minaccio alla Civiltà, il passaggio è breve e invitante." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 15 febbraio 2007) "Fuoco, fiamme e botte da orbi non mancano, invece, in «300» di Zack Snyder, non a caso già autore de 'La notte degli zombies'. Il filmaccione fuori concorso segue la moda di trasporre sullo schermo (stavolta con attori in molta carne e molte ossa) i venerati disegni dell'autore di 'Sin City' Frank Miller. Peccato che lo spirito degli hard-comics applicato alla battaglia delle Termopili - 7000 greci contro 120000 persiani, Leonida contro Serse - produca, insieme al grande divertimento, un caos visionario frastornante e baracconesco. Con tanti saluti a Erodoto." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 15 febbraio 2007) "Regista dell' 'Alba dei morti viventi' (2004), Snider trae dal fumetto di Miller un film vero e proprio, con attori che sanno recitare, anche se denso di effetti speciali. Quindi '300' ha poco da spartire con il presuntuoso e sadico 'Sin City', firmato da Miller stesso con Robert Rodriguez e Quentin Tarantino (Festival di Cannes, 2005). Innanzitutto in '300' ci sono guerrieri, non assassini seriali. Per chi li incontra, il destino è sostanzialmente lo stesso; ma chi combatte affronta qualcuno che a sua volta è armato e ha intenzioni ostili. Cadono letteralmente in '300' molte teste e varie gambe, ma in quel contesto non è gratuito che accada. Che il film regga le sue due ore senza cedimenti, benché trama e finale siano noti da due millenni e mezzo, è confermato dal fatto che, alla proiezione per i giornalisti dei quotidiani (trecento anche loro!), quasi tutti sono rimasti fino alla fine, mentre - coi film precedenti - le perdite sono state fra un terzo e la metà degli effettivi. In effetti Snider è stato bravo in tutto, in particolare a trovare interpreti ignoti ma bravi. Gerard Butler (re Leonida) e Lena Hedley (la regina) sono una bella coppia matura e recitano un'intensa scena d'amor coniugale, da notare non solo per ragioni erotiche. Infatti il cinema mostra il sesso quasi sempre e quasi ovunque, ma quasi mai e quasi in nessun posto lo mostra fra coniugi che si adorano. Foss'anche solo per questo, '300' si stacca dalla produzione corrente. E poi la regina di Sparta non è fatua come lo era stata Elena, sposa di re Menelao; né è una protofemminista: è una donna di rango, che dal marito s'aspetta il ritorno dalla guerra 'o con questo scudo o su questo scudo'." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 15 febbraio 2007) "Un film protervo. Violentemente estetizzante, devoto a dei, patria e famiglia e tuttavia molto gayo e camp: il regista Zach Snyder, senza vergogna, gode palesemente nel mostrarci i 300 spartani di Leonida alla battaglia delle Termopili con minimo perizoma indosso e abbacinanti addominali depilati e oliati. Decisamente meno stupidotto di 'Troy' e meno sgangherato di 'Alexander', il peplum sanguinario è insopportabile sul piano spirituale ma folgorante sul piano visivo, inventiva traduzione della graphic novel di Frank Miller. Nel film la metafora è più chiara: gli eroi guidati da Leonida-Bush combattono fino all'ultimo contro i ferocissimi persiani (Iraq? Iran?), mentre il cielo s'oscura per le frecce. Una nuova frontiera per l'arte (forse) e per il mercato: il film è un kolossal sbancabotteghini a (relativo) basso costo, girato in piccolo studio con l'aggiunta dell'animazione 3D. Paesaggi e persone live virate al fumetto, mostri deformi alla 'Toxic Avenger' e l'impagabile re dei persiani, Serse, tutto piercing, depilazioni e sopracciglia tatuate. Ben oltre il metrosexual, un vero trans, figlio dell'innesto tra i Village People e Grace Jones. E si capisce che il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad non abbia gradito. Si potrebbe (si deve) guardare il film con l'occhio della Playstation. Ma come la mettiamo con quel gusto antico, tanto indigesto, della supremazia maschia e muscolare?" (Piera Detassis, 'Panorama', 29 marzo 2007) "Sembra incredibile doverlo fare di continuo, ma è d'uopo ribadire che '300' è solo un film. Certo, i film parlano del loro tempo. Ma forse sarebbe più interessante capire se '300' ci dice qualcosa sulla centralità della guerra nella modernità e, più in generale, nella natura umana. Snyder, il regista, ha sottolineato più volte come il film sia raccontato dal punto di vista degli spartani ma non ne sposi affatto l'ideologia. Secondo Snyder è lecito dire che gli spartani erano, secondo i nostri standard, dei fanatici: un popolo che concepiva la guerra come unico stile di vita e allevava i propri figli alla disciplina e all'aggressività. Non a caso nella prima parte del film gli spartani comandati da Leonida uccidono senza esitare gli ambasciatori di Serse, cosa ben poco urbana. (...) '300', essendo ispirato a un fumetto, è un film mitico in cui i persiani sono mostri crudeli e gli spartani guerrieri ringhianti. Non c'è nemmeno un'oncia di realismo nel film, che del fumetto di Miller mantiene anche la grafica anti-naturalista: il che, paradossalmente, lo rende mediaticamente vulnerabile, perché è facile (oltre che stupido) applicare alle fiabe i dettami del 'politicamente corretto'. '300' è una fiaba moderna, violenta come le fiabe antiche. Ed è un bel film, checché ne dicano gli ayatollah." (Dario Zonta, 'L'Unità', 23 marzo 2007) "Piacerà certamente a chi ha letto il fumetto'300' di Frank Miller e Lynn Varley. Il film è la riproduzione fedelissima (quasi tavola per tavola) del 'novel'. Per le stesse ragioni a noi '300' non è garbato (diciamo pure che ci ha spesso irritato). Che poi sono gli identici motivi per cui avevamo respinto lo scorso anno 'Sin City' altra trasposizione da un mitico 'comic' di Miller. Miller e quelli che lo filmano non hanno ancora capito che un fumetto non può andare pari pari in cinema. Chi ha messo in pellicola 'Spider man' o 'X men' pare averlo capito. Qualcuno magari obiettera: ma '330' in America ha un successone di pubblico, ben maggiore di quello di 'Sin City'. Per noi un motivo c'è, anche se ci ripugna leggermente, nel cercare di spiegarla, dar ragione a Javad Shanghadari, consigliere culturale Mahmoud Ahmanadinejad, presidente dell'Iran. Per Javad '300' è una 'dichiarazione di guerra di Hollywood all'Iran'." (Giorgio Carbone, 'Libero', 23 marzo 2007) "Molto diverente, purché non si pretendano verità e precisione storiche da un fumetto di Frank Miller e non lo di discuta politicamente come fanno in Iran. Molto interessante visualmente: già in 'Sin City' il fumetto veniva fedelmente trasposto in mix digital-realistico; eroi del caso, gli interpreti degli spartani sono ingranditi, allungati elettronicamente per dar loro una minacciosa maestà; le battaglie sono a volte indistinguibili, per via delle gocce di sangue che traversano lo schermo come una pioggia orizzontale. (...) Gli spartani combattono col proprio corpo, i persiani mandano in campo mostri, giganti, elefanti. Nel film, naturalmente, la lotta è tra occidentali sconfitti e orientali: ma non si tratta d'un film, neppure d'un fumetto, piuttosto di quadri viventi." (Lietta Tornabuoni, La Stampa', 23 marzo 2007) "Addio nostalgia, citazionismo, riferimenti colti ai materiali incolti del pulp. Stavolta Miller (e Snyder) corrono sparati verso il mito. Sparta, la battaglia delle Termopili, i 300 valorosi guidati da Leonida contro l'oceanica armata di Serse. Ricordi scolastici, roba da sbadigli. Che però si infiammano a contatto con la plasticità virtualmente infinita del digitale. E con la situazione politica mondiale, che fra guerra in Iraq e minacce all'Iran offre a '300' un terreno fertile per spericolate letture. (...) Si dirà che tutto è così fumettistico, appunto, così politicamente scorretto e lontano dalla storia, che non c'è da preoccuparsi; che le immagini sono straordinarie per resa e vivacità grafica (questo è vero); che tanto kitsch in fondo è ironico, inoffensivo. Può darsi. Intanto però, sia pure in chiave camp, il film esaspera ogni possibile cliché razzista, ridicolizza i nemici, visti come barbari corrotti e spesso deformi, esalta la cultura guerriera e l'uso della forza, etc. Di fronte alle proteste, ovvie e un po' ridicole degli iraniani, gli autori invocano scuse pelose (gli spartani sarebbero dipinti come fanatici usati dagli ateniesi che li mandarono al macello, ma di questo nel film non c'è traccia). Il punto però è un altro. Gli autori vivono e operano nel mondo virtuale; gli spettatori, almeno in parte, sono ancora in quello reale. E forse proprio a questo allude la sanguinosa battaglia fra quei greci invulnerabili e infaticabili, che accelerano e rallentano come in un videogame, e quei persiani trattati come carne da macello. E' il nuovo cinema digitale che si libera dei vecchi attori, così goffi, così umani. Anche di questo parla 300. Anche per questo, ci piaccia o meno, rappresenta il futuro. Non del mondo, auguriamoci, ma del cinema senz'altro." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 marzo 2007)
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