Il vampiro che veniva dal freddo.
Borrow, Alaska. Uno straniero dai modi insoliti e violenti osserva da un'altura la cittadina più a nord dell'America, attorno a lui una sconfinata distesa di ghiaccio e neve. A Borrow, infatti, sta per calare una notte della durata di 30 giorni, un lungo e mortale intervallo di buio che gli abitanti del luogo dovranno condividere con un gruppo di famelici vampiri affamati di sangue; ma un gruppo di eroi, capitanati dallo sceriffo Josh Hartnett, tenterà una strenua sopravvivenza...
Per favore non mordermi sul collo
L'appassionato di horror e regista Sam Raimi supervisiona il tutto, realizzando il film con la sua poco fortunata casa di produzione Ghost House (nel senso che fino ad ora ha realizzato solo film horror poco riusciti, da The Messanger ai due The Grudge, fino ad arrivare all'imbarazzante Boogeyman) e questa volta, finalmente, ottiene risultati ben più dignitosi che in passato: forse il genere vampiresco, al cinema, è più nobile e affascinante rispetto ai soliti spiriti orientali importati dal giappone, con i loro lunghi capelli neri a coprire il volto.
Dirige il tutto David Slade - ex regista di videoclip nonché autore di un film cult ancora inedito da noi, Hard Candy - e come va di moda ultimamente 30 Days of Night, questo il titolo originale, è tratto da una graphic novel di successo, un 'fumetto” americano uscito qualche anno fa e riproposto e riadattato al cinema esattamente come i recenti 300 e Sin City.
Sangue e neve
Rispetto ai film sopraccitati 30 Giorni di buio è sicuramente meno "estremo", ma comunque fedele nella messa in scena alla graphic novel da cui è tratto, e giocato molto sul contrasto dei colori: il rosso del sangue si mischia al candido bianco della neve. Il film è parecchio sanguinoso, tonnellate di plasma vengono gettate su schermo e il massacro della cittadina di Barrow non risparmia nessuno, nemmeno vecchi o bambini, niente viene lasciato all'immaginazione dello spettatore.
Con atmosfere in bilico fra le paranoiche fughe di 28 Giorni/Settimane dopo e le claustrofobiche situazioni di assedio sullo stile di Distretto 13 di Carpenter, il film si muove abilmente fra i generi e ci mostra una figura di vampiro piuttosto convenzionale: il gruppo di succhia sangue che attacca Barrow è composto da essere più agili, veloci e forti di un essere umano, ma con la particolarità di parlare una lingua tanto antica quanto sconosciuta.
Abbiamo quindi un robusto horror pieno di sangue, violenza e situazioni ansiogene, seppur penalizzato dalla scarsa caratterizzazione psicologica dei personaggi e di quello che dicono, davvero ai minimi storici: la maggior parte di loro non sono altro che vittime sacrificali per lo show di sangue travestiti da comparse, e lo stesso protagonista, il bravo Josh Hartnett, risulta per quasi tutto il film imbambolato e poco calato nella parte.
Ma alla fine i veri protagonisti sono loro, i vampiri, e sotto questo aspetto il film non delude.
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"Era dai tempi di 'Blade 2' di Guillermo Del Toro che non si vedevano dei vampiri così belli al cinema. (...) Finale con colpo di scena e struggente momento di morte poetica molto simile alla scena più bella di 'Blade 2'. Da una graphic novel di classe ecco un horror realmente originale per ambientazione ed eleganti effetti splatter che inondano la neve di sangue e immagini che faremo fatica a scordare. Il figlio di John Huston conferma di essere un attore dal talento mostruoso." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 8 febbraio 2008) "L'Alaska di '30 giorni di buio' di David Slade è... la Nuova Zelanda con neve artificiale. Eppure l'ambientazione - un paese di 150 abitanti, per un mese l'anno senza sole - è la vera trovata di una storia che mescola il polare la cosa da un altro mondo al vampiresco Van Helsing. Nell'epoca dei telefonini, gli sceneggiatori devono trovare un pretesto per isolare una comunità: qui sarebbe bastato distruggere l'unico ripetitore, invece si fanno bruciare tutti i telefonini del circondario! E si mette alla testa dei dentatissimi invasori, una dozzina, un riflessivo quarantenne (Danny Huston) - con cappotto Armani portato aperto nella tormenta! -, ma incapace di capire che, privando del riscaldamento le cinquanta case del borgo, ne sniderebbe i superstiti. Josh Hartnett, lo sceriffo, ha due espressioni: col cappuccio e senza." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 8 febbraio 2008) "Naturalmente chi non ama l'horror non troverà nel film molto di cui compiacersi, ma gli affezionati del genere, oltre ad apprezzare quella curiosa novità di vampiri in campo trenta giorni di seguito, non mancheranno di trovare nella sua rappresentazione delle occasioni di interesse: tra ansie, paure, sorprese. Nei panni dello sceriffo, Josh Harnett, reduce, con successo, da 'Sin City' di Rodriguez e da 'The Black Dahlia' di De Palma." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 8 febbraio 2008) "'30 giorni al buio' è una serie B promossa a categoria produttiva superiore, ma di concezione basica. Insomma le orrende creature arrivano quasi subito e per la restante ora e mezza cercano di sbranare gli umani, che restano infettati. I superstiti si nascondono, i mostri li trovano è così via daccapo. Per un po' il gioco è abbastanza eccitante, ma alla lunga stanca: né bastano la moltiplicazione delle truculenze o le bambine prese a prestito dalla 'Notte dei morti viventi' per rilanciare la paura." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 8 febbraio 2008)
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