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Il mattino ha l'oro in bocca: intervista

CONFERENZA STAMPA

Può dirci come ha costruito il personaggio di Marco?

E. Germano: Innanzitutto attraverso varie testimonianze, cercando di ricostruire l’anima del personaggio che poi non è Marco Baldini. Quello che interpreto è alla fine un personaggio che ne rappresenta tanti, perché ogni ambiente ti porta ad essere una persona diversa. Marco è venuto a trovarci qualche volta sul set e lì ho notato che è una persona, come tutti noi, che è allo stesso tempo tante persone insieme. Con lui non ho mai parlato di argomenti specifici ma mi è stato utile conoscerlo, perché ho incontrato tramite lui amici, familiari, e persone dei vari ambienti che ha frequentato i quali mi hanno dato un quadro sfaccettato delle vicende in cui è stato coinvolto. A me piaceva la schizofrenia di questo personaggio, l’essere distante dalle cose, il suo cinismo ma anche la sua fragilità.

Siete due donne abbastanza dure con lui. Forse siete la sua coscienza?

L. Chiatti: Non definirei duro il mio personaggio. Sicuramente non è una donna simpatica al primo approccio e, a differenza di altri personaggi da me recitati in passato, non è un tipo esplicitamente sexy. Ma alla fine lei cerca di allontanare Marco dal gioco d’azzardo che potrebbe portarlo alla rovina e lui rimane molto colpito dal suo atteggiamento distaccato e dalla sua personalità maschile e tosta, ma tra loro non c’è attrazione fisica né sentimentale, direi che si tratta di una storia d’amore subliminale e di un rapporto platonico.

M. Stella: Si, in effetti io ho cercato di lavorare sull’aggressività e sulla paura, anche perché il mio rapporto con lui si basa principalmente sul conflitto. Cristina non accetta la sua passione per il gioco, il che finisce regolarmente col creare motivo di litigi. È un ruolo diverso da quelli che interpreto di solito, ho lavorato per una volta su un personaggio semplice e vero, lontano dai clichè.

Che intento l’ha mosso nel realizzare questo film che è molto diverso dal suo esordio?

F. Patierno: Ci tengo a dire che non volevo fare un film sul gioco. La stessa sala corse, ad esempio, diventa una delle sezioni del film ma non è l’unica. Inoltre grazie agli incontri tra Elio e Laura diventa un’altra cosa. Diciamo che il libro di Marco Baldini è stato un punto di partenza che però ho voluto subito dimenticare, e la prima cosa che mi sono fatto raccontare da lui è stata di dirmi tutto quello che nel libro non c’era. Poi avevo letto un saggio su Pinocchio e ho sentito la necessità di confrontarmi con un grande classico. In fondo attraverso una fiaba, una storia semplice, si può arrivare a svelare dei significati profondi. Rispetto al mio esordio con Pater Familias, volevo essere più libero; i punti di contatto in realtà ci sono, sono gli attori: i pugni sono veri anche in questo film. Qui ho avuto a disposizione un bacino più largo: sia per quel che concerne il cast, sia per la risonanza mediatica delle vicende di Baldini. Credo che questo non sia comunque un film facilmente catalogabile; alla fine per me si fa sempre lo stesso film.


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