Lun 28 Set 10:00
Quentin Tarantino è uno dei registi più interessanti, atipici e spavaldi mai apparsi nel panorama cinematografico mondiale. Irriverente, violento, sboccato ma… geniale, sempre e comunque geniale. La spirale della sua sperimentazione dall’immenso successo ottenuto con Pulp Fiction lo ha portato fino al meno apprezzato cinema horror di Grindhouse e, ora, ai film di guerra all’italiana, con un titolo nuovo e originale. Bastardi senza gloria è appunto l’ultima fatica del re del pulp che noi di Spaziofilm abbiamo incontrato con uno dei suoi “bastardi” (Eli Roth) durante la conferenza stampa organizzata in occasione della première romana.
Perché ambientare proprio in una sala cinematografica gran parte del film? Ciò sta forse a simboleggiare il potere del cinema?
Tarantino: Certamente, era proprio quello che volevo trasporre. Infatti, è particolarmente significativo anche l’incendio finale del lungometraggio, appiccato non con gli esplosivi che i “bastardi” avrebbero voluto usare ma dalle stesse pellicole che la protagonista femminile aveva preparato a tale scopo.
Cosa l’ha spinta a scegliere un genere come quello della storia alternativa, così atipico e così lontano dai suoi canoni?
Tarantino: Mi piace pensare di non avere canoni e di potermi muovere sempre al meglio tra i vari generi, devo però ammettere che non si è trattata di una scelta consapevole. Inizialmente la mia idea era quella di realizzare un Maccheroni Combat Movie (ossia un film di guerra all’italiana, come molti critici stranieri definiscono i film nostrani appartenenti al genere, ndr). Man mano che però procedeva la pre-produzione del film e la stesura della sceneggiatura, è un po' cambiata la mia idea originale. C’è però anche un secondo motivo, più profondo: volevo cimentarmi in un film sulla seconda guerra mondiale che fosse comunque particolarmente originale. Mi piace mettermi alla prova, scoprire sempre qualcosa di nuovo. Spero di esserci riuscito anche con Bastardi senza gloria.
Ma perché una situazione così lontana dalla storia reale?
Tarantino: Beh, per caso, come tutte le cose migliori. Mi è venuto in mente mentre scrivevo. Personalmente non amo scrivere come fanno tutti gli altri sceneggiatori, anzi, preferisco prima cimentarmi nell’ideazione dei personaggi e poi adattare a loro la storia che avevo in mente. Sono stati i miei personaggi che hanno scritto la propria storia, non io.
Lei legge le critiche? Pensa che le critiche negative centrino qualcosa col fatto che proprio il “bastardo” beccato per primo (Michael Fassbender ndr) è un critico cinematografico?
Tarantino: Sì, le leggo, ma non gli do molta importanza, almeno non a quelle dei quotidiani. Preferisco internet e riviste. In ogni caso, e so che sto rischiando molto dicendo quello che sto per dire (ride), non bisogna dar troppo retta a certi critici. Uno scrisse, ad esempio, che io non sarei mai stato in grado di creare suspance nei miei film. Lo scriveva ai tempi di Pulp Fiction, nel ’95, ma sappiamo tutti come è andata a finire. Con lo stesso Bastardi senza gloria e con Jackie Brown penso di avergli fatto abbondantemente rimangiare il suo commento.
Abbiamo notato, durante il film che ora in conferenza, il suo ottimo italiano Mr. Roth. Dove l’ha imparato?
Roth: L’ho imparato all’accademia di Bombolo (cita Franco Lechner, interprete tra gli altri della commedia W la Foca! ndr). Quentin, prima di girare la scena in cui parliamo tutti Italiano, ci ha costretti a guardare tutti i B movie italiani: quelli di Bombolo, di Lino Banfi, di Alvaro Vitali ecc. Li abbiamo adorati, ci siamo ispirati al loro stile per quel dialogo e comunque, lasciatecelo dire: Viva la foca!
Tarantino: Viva la foca!
Alcuni dicono che Bastardi senza gloria sia il suo film della maturità, è così?
Tarantino: Non saprei dire. Tendo sempre a muovermi attorno alla mia maturità registica, avanti e indietro costantemente. Se proprio vogliamo trovare un film della maturità penso che quello possa essere Jackie Brown ma è solo una digressione.
E per quanto riguarda la violenza del suo film?
Roth: Su questa vorrei rispondere io. La guerra è violenta, semplicemente non viene mai mostrata com’è realmente. Le atrocità compiute dagli eserciti nemici sono le stesse espletate da americani e alleati, perché quindi non mostrarle?
Forse perché al contempo c’è chi pensa al quadro che è stato dato degli ebrei nel film. Sicuramente non quello canonico…
Tarantino: Il problema è che molti tendono a veder bene la figura del personaggio ebreo al cinema solo quando soffre, non è e non deve essere così. Le atrocità compiute verso quel popolo sono orrende ma bisogna sempre reagire e non lasciarsi trascinare nel baratro. Chi crescerà con questo film lo capirà, anzi, forse proprio grazie a Bastardi senza gloria nascerà una nuova generazione di Ebrei, chi può dirlo?
Tornando a parlare delle sue citazioni, abbiamo notato un piccolo omaggio a Hugo Stiglitz. È voluto?
Tarantino: Certo! So che l’attore è messicano ma, pensandoci bene, il suo nome mi sembrava molto “nazisteggiante”. Hugo Stiglitz, il terrore della Germania. (Ride)
Ha lavorato con molti attori, più o meno famosi. Lei come si relaziona ai suoi attori e ai suoi personaggi?
Tarantino: I miei personaggi sono i miei figli, li amo sopra ogni cosa. Li amo tutti allo stesso modo, ma per motivi diversi, e pretendo che i miei attori li amino. Sono molto severo su questo punto, i miei attori devono comprendere appieno il personaggio e devono fidarsi di me quando gli dico come agire o come recitare. Io so tutto dei protagonisti di un mio film, li ho creati io. So quel che è successo prima della pellicola, quel che gli succederà dopo e, proprio per questo, ritengo che solo trasmettendo questa comprensione ai miei attori posso ottenere un buon risultato.
E invece come riesce a relazionarsi all’ampio pubblico che apprezza le sue pellicole?
Tarantino: Non posso che essere grato ai miei fan e sono convito che il mio pubblico più che ampio sia variegato, questo perché mi piace e mi è sempre piaciuto passare attraverso i generi più svariati e, quindi, attraverso le più varie fasce di pubblico. Per il resto tento di non pensare a quel che piace ai fan ma a quel che piace a me. Dopotutto il film è mio e devo scegliere io come realizzarlo e proprio per questo penso che esistano tantissime persone che mi odiano. Dopotutto o mi odi o mi ami, per me non c’è una via di mezzo.
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