Ven 27 Mar 10:00
INCONTRO STAMPA
Il regista Enrico Oldoini, accompagnato dagli attori Diego Abatantuono, Claudio Bisio, Angela Finocchiaro, Giorgio Panariello, incontra la stampa a Milano per presentare il film.
È un film comico o tragicomico?
Oldoini: beh, il film forse lei non l’ha visto. Invece, se l’ha visto, come può chiedermi se è comico o tragicomico? Noi abbiamo cercato di raccontare delle cose che sono abbastanza amare, abbastanza forti, con una vela comica. Così come allora si prendevano dei comici per rappresentare delle realtà anche piuttosto squallide – come mi ricordo all’epoca quel cialtrone baraccato di Vittorio Gassman che lascia una famiglia disgraziata, in miseria, pur di andare la domenica allo stadio (riferimento all’episodio Che vitaccia, da I mostri di Dino Risi, 1963, ndr). Così noi abbiamo raccontato delle cose altrettanto cattive, direi, feroci e aggressive, ma cercando, attraverso l’umorismo e lo spirito dei comici, di renderle meno aggressive possibili. Anche perché non siamo dei moralisti e cercavamo, con l’aiuto dell’iperbole, dell’esagerazione, del paradosso, di portare a casa una risata, mentre raccontavamo una realtà abbastanza drammatica.
A proposito della location milanese: come mai si è concentrato molto sui navigli?
Oldoini: per la verità, mi hanno fatto vedere delle possibili ambientazioni a Milano e quella dei navigli mi sembrava la più interessante. È capitato così, altre volte ho girato a Milano in altri posti.
Bisio: via Vittor Pisani, ti ricordi?
Abatantuono: sì, abbiamo scelto quella via proprio in onore a Vittor Pisani.
Bisio: il mai dimenticato Vittorio. Io ho amato più Pisani che Vittorio!
Qualcosa sulla coppia meravigliosa dopo Amore, bugie e calcetto: Finocchiaro-Bisio. Le è nata l’idea di rifarla dopo aver visto quel film?
Bisio: sì, ha copiato Lucini (regista di Amore, bugie e calcetto, ndr) praticamente!
Oldoini: dunque, io la Finocchiaro la conosco da molto tempo. Abbiamo lavorato tantissimi anni fa e siamo diventati anche grandi amici. La considero una grande attrice comica, e quando l’ho vista nel film di Lucini con Bisio, ho pensato che fossero carini insieme.
Quale dei vari episodi e quale dei vari mostri ti è venuto più semplice? C’è qualcosa in questi mostri che è un po’ anche in te?
Bisio: quello che più mi somiglia, come piglio, è l’episodio con la Ferilli (Il malconcio, ndr), non a caso recito così come sono. Invece, mi hanno intrigato un po’ di più, dal punto di visti mio personale, di attore, quello della dottoressa (Terapia d’urto, ndr) e quello con Diego (Povero Ghigo, ndr) – in cui avevo un parrucchino che mi dava un fastidio tremendo – per cui la mattina stessa proposi a Enrico: “ma se questo qui balbettasse?”. Certo non un film intero, non riuscirei, ma un episodio sì.
Quanto vi hanno condizionato nella sceneggiatura degli episodi, i precedenti? Perché in alcuni casi ci sono proprio dei riferimenti espliciti…
Oldoini: in realtà dire che siamo stati condizionati, non è esatto. Volevamo mettere in ogni film delle citazioni che fossero dei nobilissimi che ci hanno preceduto. Io avevo una certa riverenza verso gli autori che mi avevano preceduto, ma lavoravo anche con i figli di Scola e di Scarpelli e con i genitori medesimi che ogni tanto sorvegliavano il nostro lavoro.
Noi abbiamo avuto delle difficoltà enormi nel fare questo seguito, preceduti da dei colossi.
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