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Il caso dell'infedele Klara: intervista

La gelosia

In occasione del lancio del film di Roberto Faenza, Il caso dell’infedele Klara, è stata organizzata, presso la Terrazza Martini di Milano, una tavola rotonda moderata dallo psichiatra Raffaele Morelli (presidente dell’Istituto Riza di Medicina Psicosomatica) a cui hanno partecipato, oltre al regista, gli attori protagonisti Laura Chiatti e Claudio Santamaria e il comico-attore-scrittore Alessandro Bergonzoni.

Una conferenza stampa sui generis durante la quale, oltre a presentare il film, si è cercato di sviscerare il tema portante e sempre attuale dell’opera di Faenza: la gelosia. In merito Raffaele Morelli ha illustrato brevemente i risultati di una ricerca appositamente realizzata tra gli studenti di tre scuole superiori (rispettivamente del Nord, Centro e Sud Italia): il 90% dei giovani intervistati ha dichiarato di non avere vergogna della propria gelosia.

Morelli: Sembra incredibile ma anche calati nella realtà più tecnologica come quella in cui viviamo al giorno d’oggi siamo sempre a confrontarci con i demoni che abitano la nostra interiorità, la nostra anima, qualcosa che ha radici antichissime. La gelosia che toccava gli uomini e le donne allora suscitava le stesse paure, gli stessi dolori, le stesse angosce che proviamo noi oggi. Faenza ci ha presentato con le immagini cosa può accadere nella gelosia, con la gelosia. È un demone di cui bisogna parlare tantissimo, anche perché chi dice di non essere geloso mente. La relegano nella parte più nascosta della loro anima, ma la gelosia prima o poi viene fuori, come mostra anche il film. La si può guardare in modi diversi, si può venirne travolti come succede a Santamaria o si può mettere distanza tra sé e la gelosia, ma non per sempre. Durante il nostro studio sui giovani e questo sentimento, abbiamo capito che moltissime relazioni finiscono quando la gelosia diventa eccessiva. Dall’altra parte però può anche essere un elemento determinante per rafforzare la coppia, molti uomini ricominciano a corteggiare la propria donna quando iniziano a sentire la gelosia. Eravamo abituati a dirci di non essere gelosi, perché ne andava della nostra autostima. I giovani, invece, la vedono come parte integrante del rapporto e non ne provano vergogna, riescono a parlarne tranquillamente. Più la combattiamo più questa diventa forte, è anche un richiamo verso la nostra identità più profonda. A Faenza vorrei chiedere: come ti ha cambiato la gelosia attraverso la lavorazione del tuo film?

Faenza: Io penso che un regista quando gira un film tenda a immedesimarsi nei personaggi, e io a volte divento un’altra persona quando giro un film. Questi ti lasciano qualcosa dentro, io mi sono identificato nel personaggio di Claudio, una persona fragile. Quanto uno meno è forte quanto più è forte la gelosia.

Morelli: Forse la fragilità che mostri nel film non è una debolezza come pensiamo noi, ma una forza che ci permette di conoscere meglio quello che abbiamo dentro di noi. Nel tuo film fai convivere chi dalla gelosia riesce a prendere le distanze da chi ne è travolto. Nel film c’è anche un bambino, Roberto mi ha raccontato che senza di lui il film non sarebbe nato. Come fai a far convivere così tanti aspetti in un film?

Faenza: Questo è un film poco lineare, un po’ commedia, un po’ grottesco, un po’ noir. Un film su sei personaggi contando il bambino che ha un ruolo molto importante, che mostra le diversità di tutti loro. L’amore non è a tinte uniche, per cui il film segue queste sfaccettature, il tutto accompagnato da un po’ di ironia.

Morelli: Laura, tu invece ci ha raccontato che nel momento in cui ti accorgi che sei meno gelosa in una relazione, in un certo modo capisci che questa sta tramontando, è così?

Chiatti: Sì, io sono convinta che la gelosia sia innata, in alcune persone è più forte che in altre, ma è qualcosa che è sintomo di interesse, una cosa che ti fa sentire unica. In alcuni casi può logorare il rapporto, ma comunque è qualcosa che tiene accesa la fiamma e quando inizia a scemare ti dà il segnale chiaro che la storia ha qualcosa che non va. Bisogna però riuscire a controllarla.

Morelli: E dopo il film è cambiato il tuo modo di essere gelosa?

Chiatti: Assolutamente no, io mi sono identificata nel personaggio di Claudio più che nel mio. Devo dire che Klara mi ha regalato quella parte razionale che io non ho.

Santamaria: Il mio personaggio è meno evoluto di come sono io nella realtà. Io mi ritengo capace di dominare i miei istinti. Non che abbia eliminato sentimenti come la gelosia, però con il cervello la si può vivere con ironia. So che mi ha rovinato molti rapporti, per cui non volendo più soffrire ho cercato di imparare a conviverci, fare i conti con questo sentimento.

Morelli: È importante parlarne nella coppia? Perché mi sono accorto che più la coppia ne parla più scoppiano degli inferni, perché uno ne parla sempre dal suo punto di vista.

Santamaria: Ma bisogna parlarne prendendosi in giro, come se si stesse parlando come di qualcosa di esterno.

Chiatti: Io però non credo che sia qualcosa di così gestibile, perché altrimenti non ci sarebbe il problema, tutti vivremmo una vita più serena, è qualcosa di irrazionale.

Santamaria: Bisogna però imparare a convivere con i propri demoni, altrimenti uno sarà schiavo per sempre di questi istinti.

Morelli: I bambini quando provano gelosia la vivono per poco, poi svanisce velocemente. Cosa ne pensa Alessandro Bergonzoni?

A questo punto il paroliere Bergonzoni si lascia andare in un monologo surreale sulla gelosia in cui afferma di essere geloso di tutto, dai guardrail alle scale, alla morte. La gelosia lo porta a sentirsi non solo uomo, ma anche donna, animale, cosa, oggetto inanimato. Anche gli oggetti, nel suo monologo, sono gelosi di altri oggetti...

Morelli: La gelosia nelle varie età è diversa. Non siamo sempre uguali, l’identità cambia, per cui bisognerebbe parlare di gelosia a quindici, trenta, cinquanta, settant’anni. Si manifesta in modo differente. Il dato nuovo è che oggi le persone ammettono che la gelosia non è qualcosa di cui vergognarsi.

Seguono alcune domande rivolte al regista e al cast dai giornalisti presenti.

Prima, Faenza, ha parlato di come ha realizzato il film. Vorrei sapere cosa ha chiesto agli attori per sottolineare nel film quella che è la sua caratteristica principale, la levità.

Faenza: Io chiedo agli attori di essere se stessi. Loro devono venire sul set, fare le loro cose, poi io dirò se è andata bene o male, se c’è qualcosa da rifare. Voglio vedere gli attori solo attraverso la cinepresa. Un metodo primitivo. E ho chiesto loro di essere leggeri, perché il film doveva essere così.

Chiatti: Io adoro le sue idee. Non credo molto nelle tecniche, penso che un attore debba avere la recitazione dentro di sé. Può essere migliorata, ma quello che tu devi trasmettere non può essere vincolato all’aver seguito corsi o scuole di recitazione.

Santamaria: Anche io apprezzo questo metodo, però penso che le scuole servano molto, perché il talento è un diamante grezzo che deve essere migliorato. Fare le scuole ma non portarsele sul set.

Secondo lei, Morelli, come mai oggi i giovani non hanno problemi a confessare la propria gelosia?

Morelli: Perché la gelosia non è più vista come una volta, se uno è geloso e lo dice, soprattutto per quanto riguarda i maschi, non è più visto come poco virile.

La tavola rotonda è stata chiusa da un intervento di Alessandro Bergonzoni, che ha letto a Roberto Faenza una lettera in cui esprime la sua idea di gelosia; ironica, surreale eppure non tanto lontana dalla realtà.


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