Roma, 22 Ott. (Adnkronos/Cinematografo.it) - ''E' stato un lungo processo di realizzazione, tanto che ho preso la residenza a Cuba per fare in modo che sentissero che ero uno di loro. Volevano che ci fosse qualcuno che mi accompagnasse; anche la mia troupe era cubana. E comunque, alla fine delle riprese, c'e' stata una specie di interrogatorio per capire se stavo facendo qualcosa contro il regime''. Parola di Andrew Lang, 27enne regista britannico, che ha avuto pazienza e ha messo al mondo in tre anni 'Sons of Cuba', presentato al Festival di Roma nella sezione Extra. Protagonisti i giovani pugili dell'Havana Boxing Academy, perche' -dice il regista- ''volevo spiegare la situazione di difficolta' che si vive a Cuba, parlando di due elementi che sono paralleli: la sofferenza della lotta e trovarsi li', dove si respira sacrificio''.
Una passione, quella per il mondo latino-americano: ''Ho studiato in Spagna il cinema di questa parte del mondo, e quando sono arrivato a Cuba ho voluto rappresentarne l'anima''. Ora il nuovo film lo portera' in Venezuela, per raccontarne i movimenti studenteschi, ''sperando di non dover far passare ancora tre anni prima di vederlo finito!''.
