Roma, 20 ott. (Adnkronos/Cinematografo.it) - "Taranto e' la coscienza sporca dell'Italia, la polvere sotto il tappeto: ma qui l'Ilva non e' stata sovresposta drammaticamente, perche' a Taranto e' come il sole: c'e' e basta." Cosi' Michele Riondino, coprotagonista di 'Marpiccolo' diretto da Alessandro di Robilant (Il giudice ragazzino), presentato nella sezione Alice nella citta' del festival di Roma e dal 6 novembre nelle sale distribuito da Bolero.
Tratto dal romanzo 'Stupido' di Andrea Cotti, "quasi casuale", dice il regista, e' stata la location di Taranto, dove se non muori per l'Ilva, comunque rischi di finire ammazzato dal mafiosetto (Riondino) di quartiere, nella fattispecie il Paolo VI: Tiziano, lo straordinario esordiente Guido Beranek (calcio e circo in curriculum) che meriterebbe il premio per il miglior attore del Festival, ha un padre per cattivo esempio, una madre eco-guerrigliera (Anna Ferruzzo), qualche traffico e un amore abbastanza disperato, ma provera' a fuggire, seguendo l'exemplum di un educatore del carcere (Giorgio Colangeli) e della sua professoressa (Valentina Carnelutti).
"Taranto e' citta' unica, bellissima piena di anime diverse: ho voluto tenere l'Ilva sullo sfondo: non e' mai totalmente protagonista, sarebbe stato troppo" dice di Robilant, sottolinenando come abbia tratto ispirazione da 'Citta' di Dio' di Meirelles: "Anche qui, la rappresnetazione degli ultimi e' di grande vitalita'. Non volevo raccontare gente in difficolta' consapevole e immusonita, ma esaltarne la capacita' di ridere, scherzare, litigare: nonostante tutto". Da ultimo, due battute per Colangeli: "Un educatore e una maestra, non serve altro perche' Tiziano ritrovi la strada giusta" e Carnelutti: "Oggi una buona insegnate e' una buona volontaria. Deve essere appassionata, perche' possa fare qualcosa per la cultura".
