Francesca Neri confessa: “Dopo tanti anni di analisi, è arrivato Pupi e mi ha risolto i problemi! Scherzi a parte, devo ammettere che il ruolo che mi ha chiesto di interpretare è davvero molto difficile. Io sono madre ma mi sento ancora anche molto figlia”, continua. “Probabilmente non è un caso che, all’inizio, abbia rifiutato questa parte: una madre che abbandona la figlia colpevole di omicidio e se ne disinteressa. Insomma, la madre che nessuno vorrebbe mai avere.

Per riuscire a interpretarla è stato fondamentale il punto di vista maschile di Pupi”, spiega Francesca a Tu. “Io, da donna, non riuscivo a trovare giustificazioni per questa figura, perciò mi sembrava impossibile riproporla sullo schermo. Devo ammettere che, in questa occasione, sono riuscita per la prima volta a toccare certe corde del rapporto con mia mamma.

E l’ho giustificata. È curioso”, aggiunge, “magari grazie all’analisi hai scoperto cose che, però, hai lasciato lì e non hai voluto toccare. Un film, invece, ti costringe a guardarti dentro e tu, pensando di fare semplicemente il tuo mestiere, in realtà stai facendo molto, molto di più”.

Del suo doppio ruolo di lavoro, come attrice e produttrice, racconta: “Sono due mestieri che mi piace alternare, ma faccio la produttrice come faccio l’attrice, cioè scelgo i progetti 'con la pancia' e non con la testa.

I film che mi interessa produrre sono quelli come Riprendimi, in cui ho avuto la possibilità di utilizzare nuovi talenti, attori e registi giovani. Come attrice faccio i film che mi piacciono, tipo Il papà di Giovanna. Del resto”, conclude la Neri a Tu, “anche nella vita tendo sempre a buttarmi in quello che mi piace, come tutti”.

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