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Non è finita finché non è finita
Sono passati 6 mesi dagli eventi narrati nel primo film. L'Inghilterra intera è stata da tempo evacuata e messa in quarantena, il virus si è estinto assieme agli ultimi infetti, morti di stenti. Il governo americano avvia una ricostruzione partendo da Londra inviando sul posto mezzi, risorse, militari e qualche migliaia di sfollati per una graduale ripopolazione del territorio, ma qualcosa va storto e per un serie di circostanze fatali il virus torna a circolare per le strade: sarà un massacro.
Rabbia dentro
28 settimane dopo è forse uno di quei rarissimi sequel 'necessari”: la forza degli eventi narrati nel capitolo precedente (oltre agli incassi…) era tale che un seguito era solo una questione di tempo ed opportunità.
Dopo il forfait 'forzato” degli autori del fortunato 28 giorno dopo (il regista Danny Boyle e lo sceneggiatore Alex Gardland, impegnati sul set di Sunshine ma comunque presenti nelle vesti di produttori esecutivi) per questa nuova pellicola si è resa disponibile e necessaria la creatività registica e autoriale dello spagnolo e quasi esordiente Juan Carlos Fresnadillo.
La scelta del passaggio di mano non è stata dolorosa o forzata, il film ha una sua identità e ha mantenuto un forte legame con l'opera ispiratrice, e probabilmente rappresenta uno dei migliori sequel usciti negli ultimi anni.
28 secondi dopo
Ecco il tempo che ci vuole per rendersi conto che 28 settimane dopo funziona: in questo senso la scioccante ed adrenalinica scena d'apertura ci mostra tutto l'orrore dell'infezione in maniera altamente efficace e realistica, con uno stile registico ben lontano da quello finto e patinato made in Usa (e per questo facciamo un plauso alla produzione per aver scelto un regista di estrazione europea) ma assolutamente di impatto ed in linea con la forza espressiva del prequel.
Se 28 giorni dopo lasciava alla nostra immaginazione le scene di contagio e panico che si diffondevano per le strade di Londra preferendo concentrarsi sui sopravvissuti e sulle loro storie, 28 settimane dopo compie il percorso inverso: ci mostra decine, se non centinaia di infetti prendere il controllo della situazione e diffondersi nelle strade con la forza di un esercito impazzito di morti viventi.
Non ci sono eroi o cattivi, solo disperati che tentano una fuga senza speranza, oppure vigliacchi che scappano abbandonando ciò che dovrebbero avere più a cuore…un'impietosa ed amara riflessione sulla condizione umana: se il prequel metaforizzava la violenza insista nell'uomo, questa pellicola dopo mostra un'umanità allo sbando, capace solo di autodistruggersi, che sia infetta oppure no. E l'intervento tardivo e violento dei militari per tentare di risolvere la situazione in maniera sporca e definitiva ne sono l'esempio più lampante.
Un film cupo, straziante e altamente sanguinoso, che mantiene intatta tutta la carica di violenza e rabbia (e proprio il caso di dirlo) del prequel, e anzi forse aggiunge pure qualcosa in più a livello narrativo.
E con un finale così scioccante, aspettiamo impazienti la fine del mondo con un probabile ed ipotetico 28 mesi dopo…
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