Mer 19 Mar 10:00
CONFERENZA STAMPA
Qual è il vostro rapporto con la musica, e quanto vi piace cantare nella vita di tutti i giorni?
Vaporidis: Beh, il rapporto è sicuramente ottimo. Ascolto sempre la musica, attraverso l’iPod, lo stereo della macchina... per quanto riguarda il canto, mi capita di canticchiare sotto la doccia, come tutti. Però non avrei mai pensato di cantare seriamente; farlo nel film è stato molto divertente, ma cantare a casa è un conto, esibirsi per davvero è molto diverso e molto più difficile.
Valentina Azumì: Per me è lo stesso!
Come vi siete preparati ad affrontare un tema attuale come l’integrazione?
Vaporidis: Personalmente, avendo vissuto a Londra per quasi due anni, ho potuto provare l’esperienza di vivere in un paese straniero, ma in realtà non si sentono grandi differenze. A Londra, a Parigi e nelle altre grandi città europee ci si sente subito a posto, non rifiutati. Sono città in cui arrivano ragazzi da tutto il mondo e si sentono a casa. A Roma e in Italia in generale è un po’ diverso perché non c’è lo stesso cosmopolitismo, anche se a Roma c’è una grande comunità cinese, come pure a Milano, e i ragazzi nati lì sono romani a tutti gli effetti, con tanto di accento; hanno forse il problema di sentirsi a metà fra l’essere romani e l’avere una famiglia ancorata alle tradizioni, ma per quanto riguarda l’accoglienza, l’integrazione e il rispetto reciproco non ci sono difficoltà. C’è un rapporto assolutamente normale, e anche bello: arricchisce noi quanto loro, perché in fondo le città non sono di chi ci è nato, ma di chi ci vive e le rispetta. La nostra generazione vive tutto questo senza pregiudizi, ma con la voglia di conoscersi e di scambiare le rispettive culture. E’ forse l’aspetto più bello di ciò che abbiamo provato a raccontare, chiaramente in forma di commedia.
Valentina Izumì: Io ho vissuto tutto questo durante la mia crescita, perché sono di madre giapponese e padre italiano. E’ qualcosa che esiste in Italia da molto tempo; io ho sempre vissuto a Roma, sono italiana, e non ho mai sentito differenze.
Ti sei confrontato con Daniele Silvestri per cantare la sua canzone?
Vaporidis: Certo. Occhi da orientale è una delle sue canzoni più belle, se non la sua più bella. Dal vivo la canto in una tonalità molto più alta rispetto a quanto si sente nel film, e sono stato in sala d’incisione per delle giornate, cinque o sei ore, con Daniele dall’altra parte della vetrata che mi diceva continuamente “fanne un’altra”, e cancellava; alla fine della prima giornata avevamo inciso solamente la prima strofa. Mi sentivo frustrato, impacciato, ma Daniele mi ha aiutato moltissimo ed è stato molto paziente. E’ stata una bella esperienza.
Che atmosfera avete instaurato sul set? Tu come ti sei trovato rispetto ai film precedenti?
Vaporidis: Il nostro gruppo di lavoro era già collaudato, e con molti di loro ho già avuto esperienze professionali. L’atmosfera era sostanzialmente quella del film: non facevamo altro che ridere, ci sono stati momenti comici insuperabili. Anche per la presenza di Mattioli, che per forza di cose solo a guardarlo fa ridere, e poi Califano, gli attori cinesi… soprattutto gli interpreti dei genitori di Jing, che non parlano italiano, e alle volte se ne uscivano con delle frasi che ci costringevano a fermare le riprese per le risate. Tutto questo traspare nel film, perché quando ci si diverte a fare una cosa poi i risultati si vedono anche sullo schermo; infatti alcune battute sono nate da idee nostre, che nascevano così, divertendoci fra noi. Ho trovato uno splendido ambiente, io mi sono divertito molto e credo anche gli altri.
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