Non è un film, e men che meno uno di quelli che hanno il suo stile. Ma la vicenda potrebbe essere ben raccontata anche in pellicola, visto che gli elementi ci sarebbero tutti. Ci riferiamo ad una notizia di queste ore secondo la quale dipinti, gioielli ed argenteria per il valore di alcuni milioni di euro della famiglia Brass sarebbero stati messi sotto sequestro dal Tribunale civile di Venezia.
Tanto per fare chiarezza la questione nascerebbe da un lite tra eredi, come spesso accade nelle famiglie che si devono dividere una eredità. In questo caso, appunto, tra i protagonisti ci sarebbe il regista Tinto Brass che con un fratello e altri nipoti sarebbe ricorso alla giustizia contro l'altro fratello che vivrebbe nella casa di famiglia dove si trovano i beni contesi.
Stando al giornale “La Nuova Venezia”, i beni attualmente sono stati affidati, come custode del patrimonio, ad un avvocato in attesa della prosecuzione della causa per la divisione dei beni. Per altro il patrimonio sarebbe ingente e deriverebbe dagli averi del nonno pittore di Tinto Brass ai quali si erano sommati quelli della moglie di origine russa.
In più il padre di Tinto che fu vicepodestà ed è stato uno degli avvocati più affermati di Venezia aveva ampiamente rafforzato questo patrimonio. Ma sembra che nel tempo i testamenti si siano accumulati e al momento della divisione dei beni tra fratelli siano stati rinvenuti ben cinque documenti diversi.
Le vicende familiari, comunque, sono state affidate ad un legale e Brass non sembra troppo distratto professionalmente dalla questione, tanto che sta già lavorando ad un nuovo film che si intitolerà “Ziva. L’isola che non c’è”. Protagonista la splendida Caterina Varzi, volto e corpo che sicuramente gli appassionati dei film di Brass avranno modo di gustare in tutta la sua bellezza...
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FOTO: Il regista Tinto Brass
