Roma, 17 ott. (Adnkronos/Cinematografo.it) - Coppia d'assi italiani per il primo duetto del quarto Festival di Roma: Gabriele Muccino e Giuseppe Tornatore. Si inizia con una chicca, Superotto, del primo Tornatore: immagini di una Sicilia scandite dall'audio ormai datato, che scatenano il giovane Muccino il quale sostiene come "gia' da questi primi filmati si vede che e' insito in Giuseppe non solo l'amore per l'Italia e la sua amata terra di Sicilia, ma l'immenso sforzo di inserire in ogni singola inquadratura tutto il mondo che gira intorno alla storia. Saranno i colori o la forte conoscenza dell'universo indagato, ma c'e' una ridondanza che ravviso in tutte le sue opere''.
Sorride al commento Tornatore: "Semmai una grande verita' c'e', e' che da sempre notavo qualcosa di incompiuto all'interno dei miei lavori, ma credo proprio che in Baaria abbia espresso al massimo il mio amore per la Sicilia e per il cinema che desidero raccontare. Quindi state tranquilli, non ci saranno altri film sulla Sicilia e nemmeno - scherzando - un altro Baaria''. L'incontro continua con un commovente affiancamento di Alla ricerca della felicita' e Nuovo Cinema Paradiso, che raccontano un tema che lega i due registi: il binomio adulto-fanciullo per meglio descrivere la profondita' dei sentimenti.
Accomuna Muccino e Tornatore il pudore nel rivedere i loro vecchi film: "E' come se a un grande pittore riproponi i primi disegni fatti alle elementari: gli sembreranno disgustosi e privi d'arte'', dichiara Peppuccio, "corretto" da Gabriele: "Semmai grandi o pieni di talento, siamo divenuti col passare degli anni''.
