Roma, 14 ott. - (Adnkronos/Cinematografo.it) - La linea di confine tra la gloria e l'infamia non e' mai stata cosi' sottile. Emitt Rhodes era all'apice del successo negli anni settanta. Prima come fondatore e leader dei Merry-Go-Round, band americana che spopolava in piena beatles-mania (seconda meta' anni '60), poi da solista, con l'etichetta ABC/Dunhill, grazie alla quale riesce a incidere e pubblicare tre album, tutti registrati nel garage di casa. Poi dal 1974 il silenzio. Come se quel promettente ragazzo con la faccia pulita e la voce simile a quella di Paul Mccartney, fosse stato inghiottito da un feroce buco nero. Che fine ha fatto? Com'e' vissuto negli ultimi 35 anni? Dove ha abitato? Cosimo Messeri - ex assistente alla regia di Nanni Moretti e Carlo Mazzacurati, e gia' autore del lungometraggio Detesto l'elettronica Stop (2008) - e' andato a scovarlo nei dintorni di Los Angeles, a Hawthorne.
Li' e' nato The One Man Beatles, il documentario prodotto da Angelo Barbagallo e Carlo Mazzacurati, in cartellone nella sezione Extra/L'Altro Cinema del Festival di Roma. "L'ho trovato sull'elenco telefonico", ammette il regista, che degli album di Rhodes e' collezionista. "Non si e' dato alla macchia, non e' diventato un gelataio ne' e' mai stato il prestanome di McCartney, come qualcuno ha sostenuto, ma si e' ritirato nel garage di casa dove ha continuato a suonare e scrivere canzoni per se'". L'esilio di Rhodes e' dovuto tra l'altro a un contenzioso di 300.000 dollari con la casa discografica che ha prodotto i suoi LP: nel 1970 l'artista americano firma un contratto che lo impegna a incidere 6 album in tre anni ("Una follia", la definisce il producer Keith Olsen).
