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"Scritto con occhio femminile ma non femminista, orientato a creare situazioni tali da fare emergere crisi, insicurezze, incoscienza e disagi dell'uomo-marito-padre di oggi, il copione trova il pregio maggiore nella spontaneità e nella naturalezza delle varie situazioni che in modo imprevisto si rovesciano sui tre protagonisti. Tre uomini, tre specchi in cui guardarsi, tre percorsi di maturazione gestiti con rabbia ma con convinzione. Così, evitando retorica e trionfalismi (le tre donne non si vedono mai), mariti e mogli si riuniscono come le due metà di una stesso frutto, e i quattro giorni di una vacanza forzata diventano il diario (scandito dal calendario) di una educazione al dialogo, al quale ci si prepara scoprendone la necessità." (Segnalazioni cinematograficche, vol. 136, 2003)
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