Copyright © Cinematografo 2008.
La ragazza dagli occhi azzurri
Quando una bimba dagli occhi azzurri, Evolet, giunse al villaggio degli Yagahl, la Grande Madre – custode dei segreti della natura – profetizzò che la giovane avrebbe guidato la tribù verso una nuova era, affiancata dal cacciatore in possesso della lancia bianca, suo futuro compagno di vita. Cresciuta, la fanciulla venne quindi offerta al vincitore della caccia al mammut, colui il quale sarebbe riuscito a trafiggere il cuore del grande animale sfamando, così, l'intero villaggio. D'Leh, che amava Evolet riamato, vinse la sfida; ma gli Yagahl subirono l'assalto dei misteriosi 'demoni a quattro zampe”, la ragazza venne rapita, e il suo promesso fu costretto a partire per un lungo e avventuroso inseguimento…
L'ingenuità e il riciclo
L'uomo combatté la sua prima guerra per la libertà con dodicimila anni di anticipo su Independence Day, e Roland Emmerich, in pausa dal cinema fanta-catastrofico a lui tanto caro, ce la racconta per tuffarsi nel filone epico-avventuroso tornato in voga da Il gladiatore in poi. A dire il vero 10.000 a.C. di epico ha ben poco, al di là delle intenzioni: in un vero e proprio campionario di cliché del genere, fra riprese a volo d'uccello, attori carini ma anonimi, qualche piccola battaglia e falsi dei smascherati, si gioca decisamente al riciclo, con il pensiero ai kolossal classici che furono (gli effetti digitali – non sempre adeguati – in definitiva sono meno di quanto ci si potrebbe aspettare); non c'è traccia di alcuna trovata inedita, nemmeno la suggestione spettacolare dei precedenti film di Emmerich (che pure a tratti rifà Stargate), solo idee derivative e scene d'azione non abbastanza curate da risultare godibili. Ma allora cosa evita a 10.000 a.C. di apparire fastidioso o ridicolo, tanto da invocare clemenza a gran voce?
L'estrema ingenuità di fondo, che non cela secondi fini, non inganna, non vende fumo e non presume nulla più di quanto offra: una storia semplice, addirittura disarmante nella sua prevedibilità, eppure sincera e trasparente come un temino delle elementari quando narra l'unione dei popoli, e la solidarietà fra 'diversi”.
E se l'alternativa sono gli artifici reazionari di 300, forse è preferibile un po' di sana genuinità.
Copyright © Spaziofilm.it 2008.
"Il nuovo kolossal di Roland Emmerich è un clamoroso favolone la cui attendibilità paleontologica è ampiamente sotto lo zero; ma è uno spettacolo per gli occhi e le orecchie, anche e forse soprattutto per i momenti di umorismo involontario. (...) E' singolare che dopo film 'falchi' come 'Independence day' e 'The patriot' Emmerich abbia deciso di raccontare una fiaba a sfondo verde e populista, che pesca a piene mani nell'immaginario cinematografico, mescolando 'Apocalypto', 'La guerra del fuoco', 'Jurassic Park' e gli antichi miti di Mosè e di Daniele nella fossa dei leoni. Girato tra Africa e Nuova Zelanda, forte di effetti speciali mirabolanti, '10.000 A.C.' ha sbancato il box.-office Usa e andrà forte anche da noi. Se lo merita, le favole non stancano mai." (Dario Zonta, 'L'Unità', 14 marzo 2008) "Roland Emmerich ha fatto spesa al supermercato del cinema, ficcando nel paniere un po' di Mel Gibson ('Eucalypto'), un pizzico del 'Gladiatore', un spruzzata di 'Conan il barbaro' e tutto quanto fa spettacolo per raccontare le avventure del giovane guerriero D'Leh. Uno spettacolo circense, talvolta efficace, girato in Nuova Zelanda, Sud Africa e Namibia. Solo che lo spettatore non lo sa." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 14 marzo 2008) "Sedici ore di lavoro per ogni fotogramma, un insulto al tempo. Con Kubrick bastava una scimmia, era tutto chiaro. Qui si fa la voce sui falsi Dei, ma solo gli yankee possono prendere sul serio questo miscuglio emotivamente immobile."(Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 14 marzo 2008) "Un vero bidone. Delude sul terreno spettacolare, mica della filologia che nessuno si aspetta (...) Costumi e scenografie che a dispetto del sontuoso gigantismo fanno rimpiangere la paccottiglia cialtrona dei Macisti o delle parodie di Totò di mezzo secolo fa. Animali selvaggi e belve feroci, ridicoli. Masse di schiavi o di guerrieri, naturalmente non reali, ma prodotte con effetti digitali, che non muovono mezza emozione." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 14 marzo 2008) "Dopo aver polverizzato la Casa Bianca e l'Empire State Building, il regista di 'Independence Day', con '10.000 AC' va indietro nel tempo, agli albori della civiltà. In ballo (con Emmerich si va sul sicuro) c'è sempre la salvezza del mondo intero. Questa volta, fra epiche battaglie e tigri dai denti a sciabola. Verosimiglianza storica: zero. Sentimenti: spiccioli. Superficialità: molta. Ma gli effetti speciali ci sono tutti e la preistoria riesce sempre a far sognare. Cercare profondità di sentimenti in un film di Emmerich, d'altronde, sarebbe ancora più superficiale." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 14 marzo 2008) "Alla pesantezza elementare della vicenda si unisce la mano pesante del regista tedesco Emmerich e una strana idea fantasy della preistoria. Il film insensato può anche essere divertente, Non per tutti" (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 14 marzo 2008)
Copyright © Cinematografo 2008.
| Indiana Jones e il Regno del Teschio... Cameron Diaz Gomorra Carnera Un amore di testimone Sex and the City Le Cronache di Narnia: Il Principe Caspian |