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10.000 a.c. Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-03-13 17:00:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Nel 10.000 avanti Cristo - si suppone, visto il titolo - la tribù degli Yagahl lotta contro il gelo di nevi perenni e continua a cacciare (pur venerandoli) i mammuth. Guida spirituale dei primitivi è Old Mother, che per i suoi simili profetizza un'unica possibilità di salvezza: l'unione tra la ragazza dagli occhi celesti (appartenente ad un'altra tribu razziata dai "demoni a quattro zampe") e un valoroso guerriero, destinatario della gloriosa lancia bianca. Sarà così, prima però D'Leh - questo il nome dell'eroe - dovrà attraversare mezzo mondo per ritrovare la sua amata, rapita insieme ad altri da mercanti di schiavi senza scrupoli. Dopo Independence Day e The Day after Tomorrow, e prima di 2012, il catastrofico - da molti punti di vista - Roland Emmerich decide di indietreggiare al 10.000 AC, ipotizzando un'epopea amorosa preistorica: volutamente lontano da qualsiasi attinenza storiografica, il tedesco di Hollywood si mette sulle spalle del protagonista, l'esordiente Steven Strait, e sembra meravigliarsi, lui per primo, di quello che attenderà allo spettatore. Da tonnellate di neve a foreste tropicali - con tanto di struzzi giganteschi e famelici - da tigri coi denti a sciabola (solo la testa peserà 400 chili) al gemellaggio con tribu africane: il viaggio si conclude ai piedi di imponenti piramidi in costruzione, dove tutti gli schiavi raccolti in ogni angolo di mondo - insieme a svariati mammuth... - soccombono di fronte alla tirannia di un patetico "dio onnipotente". Si rimpiange quasi Stargate (forse uno dei film meno brutti di Emmerich) di fronte ad un'operazione simile, che sarà pure "semplice intrattenimento", ma che in più di un'occasione pretende dal pubblico sforzi di sottrazione: dalle musiche agli effetti speciali, tutto è ridondante e violento, esageratamente falso, ridicolo in maniera irrimediabile.

Copyright © Cinematografo 2008.

Scheda Film
10.000 A.C.
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-03-14 10:00:51
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

La ragazza dagli occhi azzurri

Quando una bimba dagli occhi azzurri, Evolet, giunse al villaggio degli Yagahl, la Grande Madre – custode dei segreti della natura – profetizzò che la giovane avrebbe guidato la tribù verso una nuova era, affiancata dal cacciatore in possesso della lancia bianca, suo futuro compagno di vita. Cresciuta, la fanciulla venne quindi offerta al vincitore della caccia al mammut, colui il quale sarebbe riuscito a trafiggere il cuore del grande animale sfamando, così, l'intero villaggio. D'Leh, che amava Evolet riamato, vinse la sfida; ma gli Yagahl subirono l'assalto dei misteriosi 'demoni a quattro zampe”, la ragazza venne rapita, e il suo promesso fu costretto a partire per un lungo e avventuroso inseguimento…

L'ingenuità e il riciclo

L'uomo combatté la sua prima guerra per la libertà con dodicimila anni di anticipo su Independence Day, e Roland Emmerich, in pausa dal cinema fanta-catastrofico a lui tanto caro, ce la racconta per tuffarsi nel filone epico-avventuroso tornato in voga da Il gladiatore in poi. A dire il vero 10.000 a.C. di epico ha ben poco, al di là delle intenzioni: in un vero e proprio campionario di cliché del genere, fra riprese a volo d'uccello, attori carini ma anonimi, qualche piccola battaglia e falsi dei smascherati, si gioca decisamente al riciclo, con il pensiero ai kolossal classici che furono (gli effetti digitali – non sempre adeguati – in definitiva sono meno di quanto ci si potrebbe aspettare); non c'è traccia di alcuna trovata inedita, nemmeno la suggestione spettacolare dei precedenti film di Emmerich (che pure a tratti rifà Stargate), solo idee derivative e scene d'azione non abbastanza curate da risultare godibili. Ma allora cosa evita a 10.000 a.C. di apparire fastidioso o ridicolo, tanto da invocare clemenza a gran voce?

L'estrema ingenuità di fondo, che non cela secondi fini, non inganna, non vende fumo e non presume nulla più di quanto offra: una storia semplice, addirittura disarmante nella sua prevedibilità, eppure sincera e trasparente come un temino delle elementari quando narra l'unione dei popoli, e la solidarietà fra 'diversi”.

E se l'alternativa sono gli artifici reazionari di 300, forse è preferibile un po' di sana genuinità.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.

Scheda Film
10.000 a.c.
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-03-21 04:16:53
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Il nuovo kolossal di Roland Emmerich e un clamoroso favolone la cui attendibilita paleontologica e ampiamente sotto lo zero; ma e uno spettacolo per gli occhi e le orecchie, anche e forse soprattutto per i momenti di umorismo involontario. (...) E' singolare che dopo film 'falchi' come 'Independence day' e 'The patriot' Emmerich abbia deciso di raccontare una fiaba a sfondo verde e populista, che pesca a piene mani nell'immaginario cinematografico, mescolando 'Apocalypto', 'La guerra del fuoco', 'Jurassic Park' e gli antichi miti di Mose e di Daniele nella fossa dei leoni. Girato tra Africa e Nuova Zelanda, forte di effetti speciali mirabolanti, '10.000 A.C.' ha sbancato il box.-office Usa e andra forte anche da noi. Se lo merita, le favole non stancano mai." (Dario Zonta, 'L'Unita', 14 marzo 2008) "Roland Emmerich ha fatto spesa al supermercato del cinema, ficcando nel paniere un po' di Mel Gibson ('Eucalypto'), un pizzico del 'Gladiatore', un spruzzata di 'Conan il barbaro' e tutto quanto fa spettacolo per raccontare le avventure del giovane guerriero D'Leh. Uno spettacolo circense, talvolta efficace, girato in Nuova Zelanda, Sud Africa e Namibia. Solo che lo spettatore non lo sa." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 14 marzo 2008) "Sedici ore di lavoro per ogni fotogramma, un insulto al tempo. Con Kubrick bastava una scimmia, era tutto chiaro. Qui si fa la voce sui falsi Dei, ma solo gli yankee possono prendere sul serio questo miscuglio emotivamente immobile."(Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 14 marzo 2008) "Un vero bidone. Delude sul terreno spettacolare, mica della filologia che nessuno si aspetta (...) Costumi e scenografie che a dispetto del sontuoso gigantismo fanno rimpiangere la paccottiglia cialtrona dei Macisti o delle parodie di Totò di mezzo secolo fa. Animali selvaggi e belve feroci, ridicoli. Masse di schiavi o di guerrieri, naturalmente non reali, ma prodotte con effetti digitali, che non muovono mezza emozione." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 14 marzo 2008) "Dopo aver polverizzato la Casa Bianca e l'Empire State Building, il regista di 'Independence Day', con '10.000 AC' va indietro nel tempo, agli albori della civilta. In ballo (con Emmerich si va sul sicuro) c'e sempre la salvezza del mondo intero. Questa volta, fra epiche battaglie e tigri dai denti a sciabola. Verosimiglianza storica: zero. Sentimenti: spiccioli. Superficialita: molta. Ma gli effetti speciali ci sono tutti e la preistoria riesce sempre a far sognare. Cercare profondita di sentimenti in un film di Emmerich, d'altronde, sarebbe ancora più superficiale." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 14 marzo 2008) "Alla pesantezza elementare della vicenda si unisce la mano pesante del regista tedesco Emmerich e una strana idea fantasy della preistoria. Il film insensato può anche essere divertente, Non per tutti" (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 14 marzo 2008)

Copyright © Cinematografo 2009.



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