Dom 09 Set 11:10
di Roberto Bonzio
VENEZIA (Reuters) - Una giuria con sette registi dalla personalità fortissima non disposti a rinunciare alle proprie scelte. E solo una deroga in extremis al regolamento, con un un ex aequo non previsto, ha permesso di concludere l'assegnazione dei Leoni che altrimenti rischiava di saltare.
Così il direttore della Mostra Internazionale del Cinema Marco Mueller ha spiegato l'epilogo della 64a edizione, conclusasi ieri sera a Venezia con l'assegnazione del Leone d'Oro al regista Ang Lee, già vincitore nel 2005 con "Brokeback Mountain", non indicato tra i favori alla vigilia di una premiazione che ha smentito molti pronostici, tranne quello di vedere uscire a bocca asciutta i tre film italiani in concorso, oggetto di critiche impietose.
"Una giuria di tutti registi? La rifarei. Abbiamo scelto registi che avevano fatto strade diversissime provenendo da origini diversissime", ha detto oggi Mueller incontrando la stampa.
"Sono andati spediti nella selezione di una decina di titoli ma quando è stato il momento di esprimere le preferenze di ciascuno, l'ex aequo (è stato indispensabile) per rispecchiare l'anima della giuria e quella della Mostra", ha aggiunto. Ricordando che il presidente della giuria, il cinese Zhang Yimou, trovandosi di fronte tre giurati
A favore di "La Graine et le Mulet" del franco-tunisino Abdellatif Kechike (dato da molti il favorito per il Leone d'Oro) e tra i sostenitori di "I'm not There" di Todd Haynes, invece di esercitare il proprio diritto di voto in una giuria spaccata ha preferito chiedere alla Biennale a tarda sera una deroga , concessa in extremis, che ha permesso di assegnare ai due il premio speciale della giuria ex aequo.
Quello a Lee è stato l'undicesimo Leone d'Oro dal 1989 a un regista asiatico. E Mueller ha ribadito questa vocazione "orientale" della Mostra svelando che in corsa fino all'ultimo, per la giuria, sno stati "Il poliziotto stregone" del regista di Hong Kng Johnnie To ed "Help me Eros" di Lee Kang Sheng, mentre il pure apprezzato "Darjieeling Limited" dell'americano Wes Anderson non è sttao preso in considerazine epr i premi.
FILM ITALIANI TROPPO CRITICATI
Quanto ai film italiani selezionati, poco apprezzati da critica e pubblico e ignorati dalla giuria, Mueller ha rivendicato la validità della scelta effettuata, convinto che se fosse finito in concorso "Non pensarci" di Gianni Zanasi, applauditissimo ed elogiato nella sezione "Le Giornate degli Autori" avrebbe probailmente avto più sfortuna.
Mentre altri film italiani non erano pronti in tempo, come l'ultimo di Carlo Mazzacurati, che a fine luglio era ancora a metà del montaggio.
"E poi vorrei sapere come mai un film come quello di (Paolo) Franchi ("Nessuna qualità agli eroi"), qui criticatissimo, ha avuto elogi dalla stampa estera...", ha detto ancora Muller.
Quanto a i precedenti sui leoni, altri registi avevano ottenuto in passato due Leoni d'Oro, ma due successi così ravvicinati come queli di Lee, che con il suo "Lust, Caution" dovrà affrontare una battaglia con la censura in diversi Paesi, sono inediti, ha ricordato Muller, mentre diversi altri cineasti erano passati in un paio d'anni dal Leone d'Argento al Leone dOro.
Quanto al bilancio della Mostra 2007, per Davide Croff, presidente della Biennale è stato più che positivo, per la qualità artistica e per un aumento di spettatori (per ora nessuna cifra oltre al più 10% degli abbonamenti) e sale piene anche alle proiezioni delle 22 e di mezzanotte.
"Abbiamo iniziato un percorso quattro anni fa e in una situazione molto complessa e difficile... la Mostra è cresciuta, ha articolato le sue scelte ed ha migliorato l'accoglienza", ha detto Croff. Dicendo di augurarsi, per una fondazione come la Biennale che lavora su tempi lunghi, che si proceda rapidamente al rinnovo delle cariche in scadenza per consentire di lavorare al meglio.
Un passo che molti esperti a Venezia, visti i risultati della Mostra sotto la sua gestione, auspicano si traduca in una riconferma alla drezione di Marco Mueller.
Copyright © Reuters 2007. Tutti i diritti riservati.