Mar 08 Gen 13:14
In “Bianco e nero” Elena (Ambra Angiolini) ha fatto dell’integrazione razziale un lavoro e una ragione di vita. La sua professione di mediatrice culturale non si esaurisce con l’orario d’ufficio ma la coinvolge ogni giorno anche dentro le mura domestiche. E questo si ripercuote ovviamente sulla vita della figlia Giovanna e del marito Carlo (Fabio Volo), tecnico informatico.
Ma durante una serata di beneficenza, Carlo incontra Nadine (Aïssa Maïga), una bellissima donna nera con cui si scopre complice fin dal primo sguardo; mentre suo marito Bertrand (Eriq Ebouaney), un raffinato intellettuale infiamma gli animi di tutti con la sua dialettica appassionata.
Per meglio conoscere Nadine, Carlo convince la moglie, in realtà molto titubante, a invitare lei e i figli alla festa di compleanno della figlia Giovanna, Carlo e Nadine si dicono a malapena una parola, ma l’intesa è tangibile. Basterà poi un computer da riparare per far cadere anche le ultime barriere e scatenare in loro, la passione.
“Bianco e Nero - spiega Cristina Comencini - è una storia d’amore tra un giovane uomo italiano piuttosto normale senza grandi idee sul tema dell’Africa e una donna senegalese che vive in Italia da dieci anni. È una passione d’amore che però fa soffrire altre persone, dato che i due sono sposati, e scuote i nuclei familiari, sia quello senegalese che quello italiano, facendo emergere molte idee preconcette sulle differenze.”
“Alla base del film – racconta ancora la Comencini - c’è la domanda che ho messo in bocca al personaggio interpretato da Fabio Volo: «Perché non abbiamo nessun amico nero?». Volo lo chiede alla moglie, Ambra Angiolini, dopo aver letto di nascosto il diario della donna africana di cui si sta innamorando. Nel diario Nadine si chiede la stessa cosa: «Perché non abbiamo nessun amico bianco?».”
Da queste due domande incrociate nasce l’idea del soggetto scritto con Giulia Calenda e Maddalena Ravagli: toccarsi, entrare in un contatto profondo, affascinante e difficile. “Io credo – dice la regista - che la mancanza d’amore e di conoscenza, il non mischiarsi, vivendo vicini e lontani nelle città in cui non ci incontriamo, sia proprio uno degli aspetti più preoccupanti del razzismo della nostra epoca.”
Fabio Volo, uno dei protagonisti, racconta che ciò che gli è piaciuto di più è il taglio da commedia, e la possibilità di trattare con toni leggeri un tema difficile, rappresentato di rado al cinema negli ultimi anni. “Ricordo – dice - pochissimi film del genere anche in paesi come la Francia, dove l’argomento è sicuramente più sentito che nel nostro paese.”
E anche Ambra Angiolini è della stessa idea: “il problema dell’integrazione è ancora molto attuale. Anche quelli che pensano di aver accettato la diversità in realtà non lo fanno in maniera profonda. Anch’io penso di essere una persona aperta e tollerante, ma in effetti non vivo in un mondo dove ci sono amici neri o amici gialli.. vivo nel mio mondo e tollero il resto.”
E Ambra, una grande donna, racconta anche come è stato il suo lavoro con un'altra grande donna, Cristina Comencini, appunto, la regista del film. “Io e Cristina Comencini ci siamo incontrate poco dopo l’uscita del film di Ferzan Ozpetek e ho immediatamente riconosciuto una persona energica, asciutta e molto disponibile. All’inizio sul lavoro non è stato semplice. Cristina è una persona molto diretta, quando vuole qualcosa sa come ottenerla e, dato che io ho lo stesso atteggiamento nella vita, non riuscivo ad accettare che venisse da un’altra donna. Adesso, invece, è la sicurezza l’aspetto che più amo di lei.”
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