"Dovrà esserci una rivoluzione nata dal popolo. Solo così, forse, questo regime potrà terminare". Parole drastiche quelle di Aung Htun, 29 anni, nome rigorosamente falso per proteggere la sua identità, e quella della sua famiglia. Con tanti altri Vj, video journalist dissidenti, produce informazione sulla Birmania sotto il giogo della dittatura militare.
Al Traverse City Film Festival in Michigan il direttore Michael Moore ha deciso per lentertainment di qualità e per docu-film come Burma VJ, reporting from a closed country, di cui Aung Htun è protagonista con le sue immagini. "Abbiamo deciso di uscire allo scoperto, dopo anni di clandestinità, per far conoscere a più persone possibili quello che sta succedendo nel nostro paese, dove nemmeno la morte di monaci buddisti, e di un giornalista giapponese, ha fatto cambiare qualcosa".
Nel settembre 2007, la manifestazione pacifica dei monaci per far liberare Aung San Suu Kyi, leader del partito democratico birmano e Premio Nobel per la pace, è stata soffocata nel sangue: "Ero lì, e le immagini che potete vedere nel film lho fissate in quella follia. Solo dopo aver visto quello che avevo registrato, ho capito limportanza di ciò che ho fatto". Purtroppo Burma VJ, passato in molto festival e vincitore di numerosi premi, in Italia rimane ancora inedito.
Lavorando in sinergia con il DVB (Democratic Voice of Burma), collettivo di informazione indipendente, Aung Htun ha anche girato un video con le testimonianze della popolazione della costa birmana decimata dai monsoni nel 2008: avvenimenti ancora una volta nascosti dal regime. Sto girando il mondo, ma penso ogni giorno ai miei compagni in prigione, a Aung San Suu Kyi, che subirà un altro processo farsa del regime (rinviato al 12 agosto, NdR). Tutto questo non mi allontanerà mai dai nostri obiettivi, conclude Aung Htun.


